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TITOLI ESTERI: "UN ANGE POUR SATAN",
"AN ANGEL FOR SATAN", "EIN ENGEL FUR DEN TEUFEL"
Paese: Italia, 1966
Regista: Camillo Mastrocinque
Interpreti: Barbara Steele, Anthony Steffen,
Claudio Gora, Marina Berti, Ursula Davis,
Mario Brega
TRAMA
Il giovane scultore Roberto Merisi viene incaricato dal Conte di
Montebruno di restaurare un'antica statua, ritrovata recentemente sul fondo del
lago che lambisce la dimora del nobile e che la tradizione vuole che sia
maledetta.
Poco tempo dopo l'arrivo di Roberto, fa ritorno dall'Inghilterra
anche Harriet, la giovane nipote del conte, identica all'antenata con le cui
fattezze era stata scolpita la statua.
Da quel momento qualcosa in Harriet cambia, alterna momenti di
normalità a momenti in cui sembra posseduta dallo spirito di un'antenata morta
tragicamente. Intanto nel paese cominciano a morire alcune persone...
RECENSIONE
Camillo Mastrocinque non è uno dei registi che hanno fatto la
storia dell'orrore nostrano e verrà ricordato più che altro per essere il
regista di fiducia di Totò, con cui ha girato innumerevoli film; tuttavia, sul
finire della sua carriera, ha diretto
due opere molto interessanti di genere
gotico, di cui questa è la seconda, mentre la prima è "La cripta e l'incubo",
datato 1964.
"Un angelo per Satana" è, probabilmente il più riuscito dei due e,
nel suo piccolo ha dei caratteri di originalità che verranno ripresi negli anni
successivi.
La storia è abbastanza interessante, anche se in alcuni punti è
eccessivamente lenta. Infatti, pur riprendendo, soprattutto nella seconda parte,
i classici temi del doppio e
dell'amore finito in tragedia che genera odio,
Mastrocinque la ambienta in un paesino lacustre molto caratteristico, in cui è
ancora molto forte il peso delle superstizioni e delle credenze popolari.
In questo senso siamo molto vicini al Pupi Avati di "La casa dalle
finestre che ridono": anche in quest'ultimo caso c'è un artista (pittore
stavolta), chiamato dalla terraferma per restaurare un'opera d'arte "maledetta"
che cela un mistero sanguinoso e, come se non bastasse, dovrà scontrarsi con
l'ottusità della gente del luogo.
Tra l'altro, questo è uno dei primi film horror italiani
ambientato esplicitamente in Italia, cosa che in genere si cercava di evitare
per ricalcare il modello straniero, inglese
soprattutto.
Nei titoli di testa si legge che la storia è tratta da un racconto
di Luigi Emmanuele, tuttavia è davvero notevole la somiglianza con il racconto
di Prosper Merimee "La Venere d'Ille", da cui Mario Bava ne ha tratto col figlio
Lamberto la versione televisiva nel 1978.
Comunque sia, in questo caso proprio la statua fa da "doppio" alla
protagonista, Harriet, interpretata magnificamente da Barbara Steele.
Già, come in "La cripta e l'incubo" c'era un grande, Christopher
Lee tra i protagonisti, qui c'è l'attrice americana, forse in una delle sue
prove più riuscite e sul cui carisma si fonda praticamente tutta la riuscita del
film. Come anche in "La maschera del demonio" di Bava, la parte della cattiva,
che dovrebbe essere guidata dallo spirito di Belinda, (sorella poco attraente
della splendida antenata della statua, che ora si vendica sugli uomini tramite
il fascino della giovane) è decisamente più interessante di quella della
virginale Harriet.
Alcune scene sono diventate famose nel nostro cinema di genere,
come quella in cui la Steele si spoglia, rimanendo con solo addosso un estroso
copricapo, davanti al giardiniere che poi viene frustato per averla guardata,
oppure quella, piuttosto spinta per l'epoca, in cui seduce languidamente la sua
serva personale.
Dal punto di vista dell'orrore puro non c'è molto, anzi, quasi
niente: il sangue è praticamente assente e anche lo stile di regia è abbastanza
realista, nulla a che vedere lo stile visionario di Bava o Freda, ad esempio,
però non è così fuori luogo, anzi è abbastanza coerente con lo stile del film.
Il finale, volutamente ad effetto, è un po'contorto ma non è poi
così male e fa rileggere tutto il film in chiave più thriller che
soprannaturale.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un film onesto, molto ben
realizzato dal punto di vista tecnico, cosa normale vista la lunga esperienza
del regista, interessante per la storia e per vedere Barbara Steele al suo
meglio. Manca però quel tocco di genio, quella scena girata con fantasia, che lo
avrebbe fatto elevare a ottimo film e che magari oggi lo avrebbe fatto ricordare
a più persone...
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA
- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

+JackSkeletron+
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