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Paese: Danimarca, 2009
Regista: Lars Von Trier
Interpreti: Willem Dafoe, Charlotte
Gainsbourg
TRAMA
Moglie e marito in crisi per la morte del loro piccolo figlio,
decidono di recarsi alla loro piccola casa nel bosco - chiamata “Eden” - per
ritrovare la pace. Ma è lì che, invece, troveranno l'incubo...
RECENSIONE
A malapena il nuovo film di Lars von Trier, “Antichrist”, può
essere considerato un horror. Gli elementi importanti sono altri e non
appartengono a nessun genere cinematografico preciso. Siamo semplicemente di
fronte ad uno sfogo del regista che, forse attingendo dal suo vissuto (su questo
chi vi scrive non può esprimersi), si e ci mostra un lato (oscuro)
della sua
personalità: la misoginia. Non è un caso che la “T” del titolo “Antichrist”
riporti il simbolo della Dea Venere, ovvero il simbolo della donna; non è un
caso che la casetta sperduta nella natura (anche la natura, donna) si chiami
“Eden”. A seguito della accidentale (forse) morte del piccolo figlio, la coppia
(Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg, che non hanno un nome nel film e sono gli
UNICI due attori presenti per l'intera durata del film) decide di tornare “alla
natura” per tentare di esorcizzare il dolore di lei. L'uomo rappresenta la
ragione: è uno psicologo, e cercherà in tutti i modi di domare il caos che regna
dentro la moglie, non riuscendoci, attraverso la razionalità. La donna, invece,
è il caos: impazzirà e trasformerà tutto in tragedia. Il film è diviso in veri e
propri capitoli con titoli annessi: Prologo, Dolore, Pietà (il caos regna),
Disperazione, I 3 Mendicanti, ed infine Epilogo. Ognuno dei tre capitoli
centrali (Dolore, Pietà, e Disperazione) è collegato (e qui sta il simbolismo)
ad un animale che prova e fa provare queste sensazioni: un cerbiatto che
partorisce (Dolore), una volpe moribonda (Pietà), e un corvo che urla di dolore
(Disperazione). Questi sono i tre mendicanti, questi sono i tre animali che
dominano l'intelletto della donna. Ogni sensazione descritta attraverso
l'animale rispecchia anche lo stato d'animo della donna, che confonderà l'uomo
fino a farlo cadere vittima delle sue “trame”. Un ritorno all'Eden, un ritorno
alla battaglia dei sessi dove la donna è l'Anticristo. Gli struggenti versi di
“Lascia che io pianga” di George Friederich Handel accompagnano Prologo ed
Epilogo: “Lascia ch'io pianga mia cruda sorte, E che sospiri la libertà! E che
sospiri, e che sospiri la libertà! Lascia ch'io pianga mia cruda sorte, E che
sospiri la libertà!”. Passando al punto di vista tecnico non ci sono grosse
critiche da fare. Gli attori sono molto bravi, espressivi, che ti fanno entrare
nella vicenda; la colonna sonora è praticamente inesistente, ma azzeccata nei
pochi punti dov'è presente (trattasi di un'aria del Rinaldo); le sequenze (come
il ritmo) sono lente, spesso rallentate, e sottolineano la bellissima (ed
inquietante) fotografia. Ci sono poi le scene che hanno fatto abbassare gli
occhi a tutti gli spettatori: la sessualità è davvero padrona del film (e
cercata SEMPRE dalla donna), sarà la donna a negare il piacere all'uomo ed a
negarselo a sua volta, poiché, in una scena veramente raccapricciante, lei si
taglierà il clitoride. Come avrete potuto notare da questa recensione,
“Antichrist” non è un film per tutti, non è un film leggero, e soprattutto non
lo si può valutare. Il finale, infatti, lascia tutto aperto a libera
interpretazione. A Cannes è stato fischiato, ma credo che questo poco importi a
Lars von Trier che, con questo film, probabilmente voleva esorcizzare qualcosa
dentro di se. Essendo questo un sito dedicato ai film horror, ed essendo questo
film non propriamente un horror (anche se a grandissime linee si), dare un
giudizio sarebbe sbagliato se non addirittura pretenzioso.
VOTO: s.v.
GOOMBEO
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