Una troupe a servizio di un navigato editore, Parks, si reca in un
antico castello per scattare delle foto. Nonostante l'apparente abbandono, la
dimora è abitata da un ex attore, Travis Anderson che, dopo un iniziale rifiuto,
accetta di prestare i locali per il servizio fotografico.
Dopo poco, però, cominciano le morti. Potrebbe essere colpa del
terribile Boia Scarlatto, ucciso proprio in quel castello?
RECENSIONE
"Il boia scarlatto" è sicuramente uno dei titoli più cult della
filmografia orrorifica degli anni '60, tanto che anche Marco Giusti ha scelto
per la sigla del suo programma "Stracult" diverse immagini tratte da questo
film.
Tutta questa fama tra i cultori del genere è sicuramente meritata,
poichè il personaggio portato sullo schermo da Massimo Pupillo, nome
interessante dell'horror italico (suoi "5 tombe per un medium" e "La vendetta di
Lady Morgan") è destinato a rimanere impresso!
Sfruttando il momento d'oro del cinema italiano e il buon successo
di fumetti "neri" quali Diabolik, Kriminal o Satanik, che proponevano
protagonisti mascherati, Pupillo mescola gotico e fumetto con il risultato del
Boia Scarlatto, un antieroe mascherato e palestrato (l'interprete, Mickey
Hargitay, spentosi nel 2006, aveva interpretato anche dei peplum) che
monopolizza la scena col suo campionario di efferatezze e crudeltà. La stanza
delle torture è
un ottimo esempio di come mescolare gotico (qualcosa di simile
si era visto in "La vergine di Norimberga" di Margheriti, dell'anno prima),
sadismo ed erotismo, il tutto ovviamente senza mostrare troppo, era già ardita
come scelta di per sè!
Guardando questo film quarant'anni dopo ci si rende conto di
quanto sia stato influente sulle successive generazioni di film horror: di
fatto, anche se l'ambientazione è quella del gotico italiano, "Il boia
scarlatto" è uno dei primi slasher insieme a "Reazione a catena" di Mario Bava,
nè più nè meno, come pure è un parente lontano dei moderni "Saw" e "Hostel".
Certo, il tasso di violenza mostrato non è paragonabile, ma le intenzioni ci
sono tutte! Il boia
scarlatto vuole veder soffrire le sue vittime, non ucciderle
semplicemente e in più, come l'assassino di "Saw" ha manie di grandezza ed è
convinto di essere un giudice in Terra del bene e del male.
Quindi, mi pare chiaro da quanto detto fin'ora, che il personaggio
del film sia molto interessante e meriti di essere ricordato, ma il film?
Decisamente meno, a mio avviso.
Il fatto è che è talmente evidente che l'interesse del regista sia
stato quello di mettere in mostra le torture del boia scarlatto, senza dare
troppo peso al resto.
La storia è davvero elementare e cade più volte nella commedia,
neanche lo humor alla Mario Bava, proprio commedia. I locali del castello non
incutono la minima paura e alcuni momenti sono da antologia trash, come
l'interminabile servizio fotografico oppure la scena del ragno che attacca la
fanciulla (che ritroveremo molto simile nel mediocre "Nuda per satana" di
qualche anno dopo), che ha modo di mettere in mostra tutta la povertà dei
trucchi.
Anche gli attori non lasciano il minimo segno, anche se c'è da
segnalare la presenza del mitico Walter Brandi, il "Christopher Lee nostrano",
interprete di alcuni film tra cui "La strage dei vampiri".
Insomma, è un film con due anime, da una parte un protagonista
carismatico da ricordare e dall'altra un contorno che non regge. Considerandolo
nella sua globalità non lo reputo sufficiente ma questa è una valutazione che
verrà facilmente bypassata, chiunque sia appassionato di cinema pulp che più
pulp non si può si sarà già fiondato a cercarlo!