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TITOLO ORIGINALE: "BOOGEYMAN 2"
Paese: U.S.A., 2008
Regista: Jeff Betancourt
Interpreti: Danielle Savre, Matt Cohen,
Renée O'Connor, Tobin Bell
TRAMA
Laura Porter quando era una bambina ha visto uccidere, insieme al
fratello Henry, entrambi i genitori. Per i due bambini l`assassino era l`Uomo
Nero. Ora i due sono diventati adulti ma Laura conserva ancora quel ricordo e
quella paura dentro di sé. Accetta allora di entrare in una casa di cura
psichiatrica per trovare un rimedio. Qui viene tenuta sotto controllo
dall’ambiguo Dr. Allen e dalla Dottoressa Ryan. Ma l`Uomo Nero non tarderà a
presentarsi cominciando a mietere vittime tra i giovani pazienti.
RECENSIONE
Primo film per Jeff Betancourt (ha lavorato anche a “The Exorcism
of Emily Rose” ed a “The Grudge”) che prende la pessima eredità lasciatagli da
Stephen Kay con “Boogeyman” nel 2005, e propone questo secondo episodio di una
saga che, a questo punto, cambia totalmente significato e scenario.

Il primo episodio è infatti solo superficialmente richiamato dal
regista, mentre la vicenda cambia da horror spiritico a horror/thriller dallo
svolgimento slasher. Siamo in una spettrale clinica per fobici cronici gestita
da Tobin “Jigsaw” Bell: un ragazzo agorafobico, un altro che ha paura del buio
(niente meno che David Gallagher, un altro attore della serie TV “Settimo cielo”
dopo Barry Watson nel primo “Boogeyman”), un maniaco della pulizia, una bulimica,
una ragazza che si taglia in continuazione, e la nostra protagonista (Danielle
Savre) afflitta dal trauma dell’uomo nero dopo aver visto da bambina l’omicidio
dei suoi genitori insieme al fratello (Matt Cohen), ormai guarito e pronto per
iniziare una nuova vita.
L’uomo nero non è quell’aborto di CGI spara-fulmini alla Dragon
Ball che avevamo visto nel primo episodio, bensì un assassino mascherato che,
per tutto il film, uccide in serie i giovani fobici sfruttando le loro paure e
mostrandoci uno splatter davvero vomitevole, degno del miglior episodio di “Saw”;
lo svolgimento è piuttosto intenso, una parte finale piuttosto stanca da
classico slasher-movie, ed una conclusione che lascia la strada spianata per un
terzo episodio.
Niente di nuovo, se non che Betancourt ha preso una buona idea
come quella del primo film e l’ha sviluppata decisamente meglio, ha cambiato
completamente stile alla saga, e ci ha regalato un’ora e mezzo di divertimento.
Quello che c’è di buono in questo film è presto detto: la recitazione, con un
cast davvero degno di nota; e la genialità degli omicidi, che, come già detto,
sfruttano in pieno le fobie dei vari malati portandoli alla morte.
Tanto per citare le più disgustose: la bulimica viene intubata e
riempita a forza di un liquido non ben identificato fino ad esplodere; la
ragazza che si taglia viene legata e coperta di vermi che iniziano ad entrarle
nella pelle, finché lei non è costretta a
maciullarsi la carne per fargli
uscire.
Di film così se ne sono visti a milioni, ma sicuramente vale molto
di più questo secondo episodio che non il primo, per motivi davvero molto chiari
ed ovvi: ci troviamo di fronte ad uno slasher classico che gli amanti del genere
horror comunque gradiscono sempre, e non davanti ad uno pseudo horror
psicologico che finisce in modo spregevole come il primo “Boogeyman”.
Forse non vale i 7 (o 8) euro di un biglietto del cinema, ma
sicuramente è un film onesto e dignitoso, senza lode e senza infamia.
Tecnicamente, per concludere, niente da eccepire: sia lo splatter, che la
fotografia, che la colonna sonora (poco presente), sono di buon livello. La
“Ghost House” di Sam Raimi non sempre è marchio di qualità, in questo caso è
marchio di un film nella norma.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA
- ATTORI
- EFFETTI SPECIALI
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