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Paese: Italia, 2004
Regista: Lorenzo Bianchini
Interpreti: Massimiliano Pividore, Alex
Nazzi,
Giorgio Merlino, Gianni Nistri, Nevio
Ferraro,
Edo Basso
TRAMA
Il professor Del Colle, docente di storia dell'arte
all'università, compra ad un mercatino dell'antiquariato delle vecchie foto,
all'apparenza senza alcun valore. Una sera invita a casa sua un giornalista,
Max, per raccontargli l'incredibile scoperta che ha fatto, casualmente,
lavorando al restauro di un affresco del '600 in una chiesa di paese. Qualcosa
di terribile e che deve rimanere segreto, visto che l'uomo è addirittura rapito
in casa, con ancora presente il giornalista, a cui fa appena in tempo a lasciare
la macchina fotografica e una cartella con le foto comprate al mercatino.
Max si mette ad indagare per conto proprio partendo da quello che
gli ha lascito il professore: quello che si trova davanti è un mistero che
affonda le radici cinque secoli prima e che perdura ancora ai giorni nostri...
RECENSIONE
Lo dico fin da subito, "Custodes Bestiae" è un piccolo capolavoro
passato ingiustamente in sordina. Ma andiamo con ordine.
Lorenzo Bianchini è una delle "nuove" leve più promettenti del
nostro cinema di genere contemporaneo, questo è il suo secondo lungometraggio
dopo il validissimo "Lidris cuadrade di tre (Radice quadrata di tre)" del 2001 e
i mediometraggi
"Paura dentro" del 1997 e "I dinji de lune (I denti della luna")
del 1999.
Se già col film precedente Lorenzo aveva dato prova di essere in
possesso di una buona tecnica registica, unita a tante belle idee, qui dimostra
di essere cresciuto notevolmente e riesce a creare con un budget irrisorio
(ricordo che stiamo parlando di autoproduzioni!) un'Opera davvero completa che
spicca per stile, tecnica e una storia affascinantissima molto curata.
La vicenda si svolge su due fronti che si intersecano tra loro: in
parte è ambientata nel presente, con le indagini prima del professore e poi di
Max insieme ad uno studente dell'università e in parte nel passato, alla fine
del '500, gli anni dell'Inquisizione, durante i quali prende avvio la terribile
storia che vede impegnati i personaggi nel presente.
Questi continui salti temporali danno la possibilità di svelare il
racconto un poco per volta, mantenendo alta la curiosità e l'attenzione perché,
cosa piuttosto rara, la soluzione finale non è facilmente immaginabile con tanto
anticipo.
Una cosa che mi ha colpito molto positivamente è la
contestualizzazione della storia all'interno di un territorio ottimamente
descritto e raccontato: Bianchini ci mostra il suo Friuli come Pupi Avati
mostrava la sua Emilia Romagna in "La casa dalle finestre che ridono", un luogo
pieno di leggende, di mistero, dove le credenze popolari nelle campagne sono
tutt'altro che eradicate e dove le stesse persone che le abitano si sentono
estranee al mondo della città. L'uso del dialetto per i dialoghi che vedono
protagonisti gli abitanti dei vari paesi non fa che accentuare questa
sensazione, conferendo al lavoro molta naturalezza, nonché una certa
originalità, che fa prendere le distanze da un certo modo di parlare
"globalizzato" che va tanto nei film mainstream e nelle fiction televisive.
Se a questo ci aggiungiamo che, a differenza del film precedente,
girato interamente all'interno di un edificio scolastico, qui i personaggi
continuano a spostarsi da un paese all'altro, dandoci la possibilità di ammirare
chiese, archivi e scorci rurali, si capisce come l'opera sia indissolubilmente
legata alla terra dove è stata girata.
Non solo l'ambientazione richiama alla mente il film di Avati,
anche il ruolo ambiguo degli uomini di chiesa e un affresco che fornisce la
chiave per la soluzione del mistero, ricordano quanto visto in quel film;
tuttavia, a parte questo, "Custodes Bestiae" non si può definire un film
citazionista, perché cammina sulle sue gambe e sviluppa una storia che, se non
originale in assoluto, non trova dei facili riferimenti in altri film.
Mi è capitato di leggere delle stroncature a questo film perché
"si vede che il budget è esiguo". Certo che si vede! Soprattutto la fotografia,
buona in sé (Ivan Scialino non è certo un esordiente!), è però molto penalizzata
dall'uso del digitale, un vero peccato, data la natura "gotica" del prodotto.
Sul resto io non mi sento di fare delle critiche e comunque, non mi sentirei di
giudicare il film solo in base a questo: la recitazione non è eccelsa, è chiaro
(gli attori sono gli stessi di "Radice quadrata di tre", con l'aggiunta di
Giorgio Merlino, che viene dal teatro
e tante comparse che nel film del 2001 non
c'erano) però non è neanche sopra le righe, o talmente sciatta da far venire il
nervoso, tutt'altro, è molto pacata e si lascia apprezzare. Sangue non ce n'è,
meglio dico io! Bianchini, volente o nolente, ha dovuto usare l'espediente del
"suggerire" piuttosto che "mostrare", lasciando così spazio alla fantasia dello
spettatore che, ad esempio, può immaginarsi la Bestia a seconda del suo gusto
personale. Le scenografie sono essenziali, però sono dannatamente suggestive ed
efficaci, soprattutto quelle dell'ambientazione cinquecentesca (il carro secondo
me è fantastico per come è stato realizzato!).
Insomma, questo film mi ha entusiasmato perché è questa l'idea di
cinema che cerco e spero di vedere ad ogni nuova produzione, tanto più se
italiana. Un cinema con tanto arrosto e poco fumo, diretto, radicato nella
tradizione e nella cultura locale, storie belle, che catturano l'attenzione,
perizia tecnica e per una volta pazienza se l'immagine è un po' patinata come
quella delle telenovelas.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI
+JackSkeletron+
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