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Paese: Gran Bretagna, U.S.A., 2006
Regista: Ray Gower
Interpreti: Thorax Birch, Christien Anholt,
Michael J. Reynolds, Glenn Beck
TRAMA
Susan è una donna felicemente sposata, il cui unico problema è il
riuscire a rimanere incinta. Alle frequenti cure ormonali cui viene sottoposta
si aggiunge la sempre più ossessiva presenza di incubi, nei quali si vede
protagonista con il nome di Karen, di una realtà a tinte oscure, dove lavora in
una ditta di onoranze funebri, perseguitata da strane telefonate e ferite di
provenienza ignota. Ad accomunare quelle che sembrano due realtà parallele, le
vittime crescenti di un serial killer incappucciato, “il cacciatore della
notte”. Quale il confine tra realtà e finzione?
RECENSIONE
Confusione.. incertezza.. delirio… segnali senza dubbio
interessanti se non fossero invece l’espressione più bassa, delle sensazioni di
uno spettatore frustrato, alla disperata ricerca di comprendere il senso di
un’accozzaglia di idee (neanche malvagie tra l’altro...) trasposte sul grande
schermo.
La storia ha inizio con quella che si ipotizza fosse una donna, vestita
in modo molto rigoroso quasi a far intendere che si trattasse di una signora di
una certà età, intenta a dondolarsi con fare legnoso su di una sedia…un
messaggio nella segreteria telefonica accanto ad ella e subito dopo un completo
cambio di registro, che ci porta in una scena dove l’originalità non osa nemmeno
affacciarvisi per sbaglio…
Una ragazza farneticante circa un imminente
matrimonio, è intenta ad addobbare con ceri dozzinali l’interno di una
piccolissima chiesa, così squallida e spoglia da sembrare un rudere reduce dal
primo conflitto mondiale, quando il sonno ha il sopravvento e al
risveglio…sorpresa…un cadavere sull’altare, sgomento, grida atterrite...l’immancabile unica via di fuga dove la porta non si apre mai e subito dietro la
povera sventurata, il carnefice incappucciato che le taglia la gola. Alchè
l’impulso di gettare questo capolavoro il più lontano possibile da noi è forte…ma il desiderio di vedere dove voglia arrivare il regista, irrefrenabile…
Finalmente entriamo nel vivo del film, o meglio in quello che sarà il solito
disco rotto per i restanti 87 minuti.
La pellicola si snoda in quelli che sono i
sogni tormentati di Susan, la bionda protagonista dalla vita felice, la bella
casa e i desideri di maternità, il cui sonno è sconvolto da Karen, il suo
alterego dalla chioma corvina, una sorta di darkettona dell’ultima ora con
pesanti crisi di identità che oltre ad occuparsi di abbellire cadaveri prima
dell’estremo saluto, vive completamente sola in un’abitazione grottesca e sogna
a sua volta Susan e quella che forse vorrebbe fosse la sua vita reale.
Ogni cambio di scena è scandito dal risveglio improvviso di una o dell’altra
protagonista, in maniera più o meno brusca. L’idea di queste realtà così
fortemente diverse è reso bene dall’uso della fotografia e dagli elementi che ne
determinano queste cosi’ grandi differenze. Il mondo della bionda Susan è
caratterizzato da ambienti luminosi, dove dominano ordine e tonalità sobrie,
molto riposanti e anche negli esterni trionfa pulizia e una forte razionalità.
Karen invece è attorniata dall’ombra, cieli grigi e totale assenza di luce, vive
in una zona industriale fatiscente, che ricorda quasi i bassifondi londinesi di
inizio ‘800, e strani personaggi la osservano con un ghigno tra l’inquietante e
il ridicolo, quasi una sorta di compagnia teatrale di altri tempi usciti da un
film di Linch. La sala dove prepara i corpi dei defunti risulta quasi più
accogliente della casa in cui vive, una topaia dove serpeggia buio e negligenza,
tanto che il bagno quasi ci ricorda la nota stanza dove si svolge il primo Saw,
peccato che il tutto molto si discosti da quel contesto.
Subentra poi lo psichiatra dal quale Susan si affida per curarsi dai suoi
incubi, un soggetto che come spesso accade, infonde prima un’iniziale sicurezza
per poi far capire da piccoli elementi che potrebbe anche avere un ruolo nella
storia non così marginale come si poteva pensare ed essere addirittura il tanto
minaccioso cacciatore della notte. Ennesima delusione...L’affascinante
psichiatra dalla curiosa unghia nera, caratteristica che più che farne un membro
di chissà quale setta lo avvicina pericolosamente al più recente Amendola ne “Il
ritorno del Monnezza”, è un altro personaggio buttato li per creare chissà quale
sconvolgimento, forse il manipolatore dei sogni di Susan, forse un maniaco
sessuale data la sua predisposizione per la biancheria femminile usata, forse
colui che personifica entrambe le protagoniste e che con tutta probabilità è
l’autore degli omicidi e di tutto quello che la sua mente malata riesce a
creare.
Il problema principale purtroppo resta nella totale assenza di un filo logico
tra ogni singola scena e tra tutti quei particolari, che ripeto, potevano anche
risultare interessanti, ma che non vengono mai portati alla luce e mai trovano
spiegazione, tanti pezzi di un puzzle gettati in modo confuso qui e la.
Tutto il
tempo che si sarebbe dovuto dedicare a finalizzare questi collegamenti logico
strutturali mancanti, viene impiegato in larga misura a farcire i dialoghi tra
la coppia di sposi, un susseguirsi di battute ed espressioni di vita comune che
rendono benissimo allo spettatore il rapporto sereno e confidenziale tra i due
individui ma che ahimè.. ai fine della storia risultano totalmente ininfluenti e
parecchio noiosi.
“Cos’è l’inferno? I tuoi peccati strappati agli angoli oscuri dalla tua anima e
ripetuti in una spirale di tortura eterna” frase simbolo di questa pellicola. Da
chi siano stati commessi questi peccati, di che natura siano e il perché di
questa eterna tortura che di quale tortura si tratti è anche questo da capire,
totale mistero.
VOTO:
VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA
- REGIA
- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

ChuCky
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