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CONOSCIUTO ALL'ESTERO COME: "CEMETERY MAN"
Paese: Italia, 1994
Regista: Michele Soavi
Interpreti: Rupert Everett, Anna Falchi,
François Hadji-Lazaro, Barbara Cupisti
TRAMA
Francesco Della Morte è il custode del cimitero di Buffalora,
piccolo paesino lombardo. Tale cimitero è però soggetto, ultimamente, ad un
fenomeno alquanto strano: i morti (chiamati da Francesco “ritornanti”) tornano
in vita e devono essere di nuovo uccisi. Francesco incontra poi Lei,
un’affascinante donna che ha perso il marito; i due si innamoreranno ma la donna
verrà morsa da un ritornante…e quindi uccisa da Francesco. Ma era veramente
morta? I dubbi e le brutte successive certezze invaderanno la mente del giovane
e tenebroso guardiano, che cadrà in un tunnel di morte (e di amore) fino a
rendersi conto di non poter fuggire dalla propria condizione.
RECENSIONE
Capolavoro indiscusso ed istantaneo cult-movie quello che Michele
Soavi concepisce nel 1994, “Dellamorte Dellamore”, preso da un romanzo di
Tiziano Sclavi, è una perla della cinematografia horror italiana.
Assolutamente riflessivo e volutamente sopra le righe, questo film
consacra Michele Soavi alla carriera da regista facendoci vedere il suo talento
con la macchina da presa (che si era già visto in “Deliria” nel 1987), e anche
con il modo di raccontare e riportare una storia assolutamente onirica,
irriverente, e di difficile lettura sul grande schermo.
Gli attori si comportano tutti bene.
Ruper Everett (che interpreta Francesco) è il perfetto “Dylan Dog”
(anche se in realtà il protagonista del romanzo, come invece molti credono, non
è Dylan Dog ma suo “papà” in un certo senso), risulta scanzonato, apatico,
indifferente, come deve essere; Anna Falchi (Lei) è di una bellezza sconvolgente
e rappresenta bene il sogno irraggiungibile di Francesco…l’amore; e poi c’è
Gnaghi (interpretato da François Hadji-Lazaro) con una figura leggermente
diversa da quella del romanzo ma comunque di grande effetto, e soprattutto
custode di un ruolo essenziale (e che non sembra tale!) nel film.
Da notare anche le interpretazioni di: Stefano Masciarelli (il
Sindaco Scanarotti), Barbara Cupisti (Magda, l’amica della seconda Lei), e di
Mickey Knox nel ruolo dell’ottuso commissario Straniero.
La trama è, come già detto, presa dal romanzo ed il romanzo è composto da
Tiziano Sclavi: questi due elementi rendono la vicenda assolutamente onirica e
fuori dagli schemi classici dell’horror. Ad una prima visione probabilmente
“Dellamorte Dellamore” può apparire come un polpettone di scene trash
all’inverosimile, in realtà, riguardandolo, e soprattutto concentrandosi sul
finale del film, ci si può rendere conto di quanto tutta la pellicola sia volta
a lanciare un messaggio sottile ed allo stesso tempo crudele: Francesco non
riuscirà a scappare dalla sua vita anonima, dal luogo che lo “costringe” (Buffalora),
non riuscirà a trovare il vero amore, quello che poteva definitivamente
cambiarlo.

Dopo Lei si alterneranno, infatti, altre donne (tutte interpretate
da Anna Falchi) ma con nessuna di queste Francesco riuscirà a trovarsi bene,
anzi, tutte queste lo tradiranno ed umilieranno portandolo all’esasperazione.
Le morti che causerà non saranno mai considerate “sue”
(riprendendo una frase del film); lui è anonimo, nessuno lo considera davvero, e
nemmeno il suo migliore amico, sul letto di morte, lo riconoscerà. Così
sull’autostrada che porta via da Buffalora (“una strada che sembrava tutte
quelle di Buffalora messe insieme” cit.) Francesco troverà un brusco stop e la
risposta alla sua vita: Gnaghi.
Quest’ultimo parlerà normalmente e Francesco risponderà con uno
“gna” (unico motivo comunicativo usato da Gnaghi per tutto il film), a
dimostrazione che l’unica persona che crede in Francesco e che gli vuole bene è
proprio il suo ritardato compagno di lavoro. Un messaggio a favore
dell’amicizia? Probabilmente.
Dal punto di vista tecnico, escludendo gli attori, possiamo godere di una
pellicola di buona fattura. Gli effetti speciali escludono la CGI (anche per
l’età del film) e sono invece dedicati ad una scelta artigiana, in puro stile
horror italiano, ma di notevole fattura; la colonna sonora è presente e
caratterizza a dovere il film (pur non essendo un elemento di prim’ordine);
tutte le scelte di fotografia e di scenografia sono eccellenti: il cimitero di
Buffalora è misterioso ma è anche “casa” di Francesco, così come i colori tetri
e sporchi che caratterizzano tutto lo svolgimento della vicenda.
In conclusione uno dei film più belli della storia dell’horror italiano:
divertente ed allo stesso tempo riflessivo, condotto bene da Soavi che è
riuscito, e non era facile, a rendere al meglio una delle storie più oniriche di
sempre di Tiziano Sclavi.

Inutile dire che il successo del film dipese più che altro dalla
presenza della Falchi e dal mito di Dylan Dog (ma i fan sanno che Francesco
Della Morte ha poco a che fare col buon Dylan), ma il fatto che “Dellamorte
Dellamore” sia riuscito come un cult-movie e come pietra miliare della storia
del cinema horror italiano deve far riflettere tutti. Non stiamo parlando,
infatti, di un’operazione commerciale, ma di un film costruito magistralmente da
un regista che, dopo “Deliria”, “La chiesa” (1989), e “La setta” (1991) non ha
fatto altro che affermarsi come un virtuoso erede della tradizione “argentiana”
e “fulciana” (proprio quando Argento è entrato nella sua fase critica, e poco
prima della morte del compianto Fulci). Inutile dire quanto dispiace vedere
Soavi, ad oggi, alle prese con altri lavori che non continuano la sua vena
horror (togliendo forse “Arrivederci amore, ciao” del 2006), ma poco conta,
poiché tutti i fan dell’horror possono godersi dei film di davvero altissima
caratura nella sua filmografia di genere.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA
- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

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