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Paese: Italia, 1990
Regista: Lucio Fulci
Interpreti: Brett Halsey, Meg Register, Lino Salemme, Christina Englehardt
TRAMA
Liza è una giovane archeologa canadese che si reca in Sicilia per
compiere degli scavi in un sito archeologico. La ragazza però rimane affascinata
da un monastero medievale posto in cima alla collina del paese. La leggenda che circola
a Santa Rosalia, narra che quattro suore e la madre superiora furono crocifisse nelle
catacombe del convento cinquecento anni prima poiché dedite al satanismo e ad atti
sessuali sfrenati. Scoperta la verità, Liza inizierà ad avere incubi e stati di trance
rivivendo su se stessa le reali vicende accadute secoli prima; intanto per il paese
superstizioso e diffidente la vendetta lanciata dalla maledizione delle suore si compie nei modi più terrificanti.
RECENSIONE
Pessima prova di Fulci in questo “Demonia”, uno dei suoi ultimi film.
Lo stesso Fulci se ne andò senza aspettare nemmeno la fine delle riprese.
Non c’è niente da salvare, tolta forse l’idea, che rimane affascinante, e un
effetto gore da antologia (un uomo legato mani a piedi a due alberi piegati
che poi si divide a metà con tanto di fuoriuscita delle interiora).
Il film
è noioso, stanco, sin dall’inizio: realizzato male anche nei suoi tratti
più semplici, con un’ambientazione che poteva essere suggestiva ma che è
stata poco curata e, di conseguenza, mal realizzata.
Peccato che “Demonia”
faccia parte di quella serie di film dal 1990 in poi che danno il ricordo
più recente di Fulci, e dove solo “Un gatto nel cervello”, e soprattutto
“Le porte del silenzio”, si salvano.
Per il resto ci sono state operazioni
nate e finite male come questa, e non per colpa di Fulci, che comunque il
suo ce lo ha sempre messo in ogni suo film.
Povero budget, una serie di
insuccessi cinematografici come “Aenigma” (1987), e “I fantasmi di Sodoma”
(1988), ed una ingloriosa serie di film per la TV come “La casa nel tempo”
(1989), e “La dolce casa degli orrori”, hanno preceduto questo pessimo film.
Tecnicamente non si salva niente, tolto l’effetto ultra-gore già citato:
le musiche potevano andare, forse, se il film fosse stato migliore, ma così
non incidono per niente sul buono o sul cattivo della pellicola; gli effetti
speciali sono risibili, soprattutto la scena dei gatti (palesemente finti);
la trama è noiosa, e la sceneggiatura è rozza.
Ma noi ricordiamo il Fulci
in piena forma, quello duro e cattivo della trilogia della Morte, quello
di “Non si sevizia un paperino” (1972) e quello che ancora oggi rimpiangiamo.
Ogni artista ha i suoi alti ed i suoi bassi, e sottolineiamo il fatto che anche qui,
forse il punto più basso della carriera di Fulci, tutto non è imputabile al regista. Brutto.
VOTO: 2
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