UN GATTO NEL CERVELLO

 

 

Un gatto nel cervello di Lucio Fulci

 

Conosciuto anche come: Nightmare concert

 

Paese: Italia, 1990

 

Regista: Lucio Fulci

 

Interpreti: Lucio Fulci, David L. Thompson,

Malisa Longo

 

 

TRAMA

 

Lucio Fulci, dopo aver girato miriadi di brutali film horror, si sente strano: inizia a vedere le brutalità che ha raccontato nei suoi film nella vita vera. Preso da un senso di angoscia si rivolgerà ad uno psichiatra esperto di ipnotismo, il Professor Egon Schwarz. Purtroppo quest’ultimo è un feroce assassino ossessionato dalla moglie che lo maltratta, ed inizierà con i suoi poteri ipnotici a manovrare Fulci per farlo risultare, agli occhi degli inquirenti, come il vero responsabile dei delitti.

 

RECENSIONE

 

Un cult questo “Un gatto nel cervello”, girato nel 1990 dalla grande mano di Lucio Fulci, e suo penultima sfida cinematografica prima della prematura morte. Partendo dal presupposto che non stiamo parlando di un bel film, bisogna considerare che questa pellicola ha due ben distinti livelli di lettura: il primo è quello superficiale, ovvero vediamo un film splatter praticamente insensato e di mala fattura; il secondo è quello approfondito, ovvero vediamo, invece, un film che lancia un messaggio e vuol essere, per tutti i fan del grande artigiano della morte, un omaggio.

A supporto di quest’ultima tesi un dato importante: il primo attore del film è Fulci stesso, a dimostrazione di quanto amore ed attenzione il regista romano abbia messo nella sua opera.

 

Tecnicamente il film è un campionario splatter “casareccio” da antologia (con molte di queste scene prese dalle sue precedenti pellicole): si parte subito con un uomo che si mangia un pezzo di donna alla brace; continuiamo con Fulci che, chiedendo una bistecca al ristorante, si immagina scene truculente; zombie putrescenti che appaiono dal nulla, ecc ecc. In tutto questo uno stanco ed allucinato Lucio Fulci si aggira non capendo che cosa stia accadendo, mentre il suo terribile psichiatra miete vittime a destra e a manca; si sente colpevole di quello che sta succedendo e si crede pazzo. La continuità ambigua di tutte le scene, e le cose apparentemente insensate che spesso compaiono possono essere viste (sempre tornando ai due livelli di lettura di cui sopra) in due modi diversi: o si considerano parte di un brutto film, o ci si rende conto che Fulci lo fa apposta, per mostrarci quanto, nel film, si senta pazzo e confuso.


La definizione giusta per “Un gatto nel cervello” è questa: il virtuosismo della regia di Fulci, atta a completare quella che, nel bene o nel male, è stata una grande ed intensa (nonché originale) filmografia. Un gatto nel cervello

Di fatto questo è un film per appassionati di Fulci, non ci sono scappatoie, e quindi o lo si ama o lo si odia; non ci sono dubbi che qualsiasi persona non appassionata di horror-splatter italiano trovi “Un gatto nel cervello” un pessimo film, come non ci sono dubbi che qualsiasi appassionato del grande regista non si senta attaccato, almeno un po’, a questa sua penultima opera. Se con “L’Aldilà” (1981) Fulci ci aveva mostrato la sua grande vena horror, e con “Non si sevizia un paperino” (1972) ci aveva invece fatto vedere la sua abilità nello “spaghetti-thriller” (che poi, considerando la trama, tanto “spaghetti” non è!), con “Un gatto nel cervello” ci dice chiaramente:”Ho completato la mia filmografia con i tocchi che voi, miei amatissimi fan, avete sempre amato. Gustateveli e divertitevi!”

 

Parlare di questo film dal punto di vista tecnico è completamente inutile: gli effetti speciali sono quelli di sempre, la recitazione è a basso livello, la sceneggiatura forse anche peggio; ma è Fulci, e lo si apprezza per quello che è, per quello che negli anni ci ha saputo regalare e che abbiamo tanto amato.Un gatto nel cervello
C’è poi il messaggio. La violenza creata (quella di Fulci) è completamente diversa da quella reale (quella di Egon Schwarz). Possiamo facilmente vedere quanto Fulci stia male con il dubbio di aver realmente ucciso una persona, e quanto voglia dimostrare a tutti che girare dei film horror non vuol dire per forza essere dei perversi o dei mostri; riprendendo una frase del film, detta dallo stesso Fulci:”Io giro film horror perché la gente li va a vedere. Se girassi film d’amore, non andrebbe a vederli nessuno!”

Se vogliamo possiamo scorgere anche un’accusa contro la censura, quella che è stata la grande mannaia che ha impedito il volo di classe al povero Lucio; infondo, per quanto brutali e perverse siano certe scene, sono sempre finte! Nel film si vedono occhi finti, fasi del montaggio del film, ed alcuni tratti comici che servono proprio a rafforzare questo messaggio molto importante ed attualissimo, se si pensa che addirittura “La Terza Madre” (2007) di Dario Argento è stato censurato. Basta considerare i film horror come delle opere fatte in primo luogo per divertire ed appassionare, e che non vogliono mai istigare alla violenza o quant’altro.


In conclusione “Un gatto nel cervello” è un film atipico, è un film sul quale ragionare e da non considerare assolutamente un B-movie; questaUn gatto nel cervello affermazione potrebbe essere vista da molti come una vera buffonata, ma bisogna sempre osservare, nel bene o nel male, quello che un regista vuole dirci col suo film. Se si guarda attentamente questa pellicola e la si legge fra le righe, possiamo scorgere sicuramente un Fulci che si confessa, che si mostra, e che mette a nudo le sue sensazioni criticando quello che, a ragion veduta, è un accanimento ingiusto contro un genere cinematografico che è parte integrante ed importante del cinema: l’horror.


Piccola nota. Il film presenta due diversi finali: nel primo (quello più comunemente conosciuto) Fulci si allontana con la barca sul mare, ed appena scende dalla ragazza sentiamo il rumore di una motosega ed un urlo; nel secondo invece, quando Fulci è sulla barca, ci viene mostrato il set del film e tutto si conclude come “un film nel film”.
 

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

- TRAMA

 

 

 

- REGIA

 

 

 

- ATTORI

 

 

 

- EFFETTI SPECIALI

 

 

 

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