IL GATTO A NOVE CODE

 

 

Il gatto a nove code

 

CONOSCIUTO ALL'ESTERO COME: "THE CAT O'NINE TAILS"

 

Paese: Italia, Francia, Germania Ovest, 1971

 

Regista: Dario Argento

 

Interpreti: James Franciscus, Karl Malden,

Catherine Spaak, Pier Paolo Capponi, Horst Frank,

Rada Rassimov, Vittorio Congia, Umberto Raho
 

 

TRAMA

 

Franco Arno e' un cieco che vive realizzando parole crociate assistito dalla nipotina. Casualmente, durante una passeggiata, ascolta la conversazione di due uomini seduti dentro una macchina parcheggiata nei pressi di un importante istituto di ricerca. La stessa notte qualcuno si intrufola nello stabile manomettendo importanti documenti. Si innescherà in seguito una catena di delitti e toccherà ad Arno trovare l'assassino, aiutato dal giornalista Carlo Giordani.
 

RECENSIONE

 

Secondo film della trilogia animalesca iniziata con lo strepitoso "L'uccello dalle piume di cristallo", che coincise anche con l'esordio dietro la macchina da presa del critico cinematografico Dario Argento. Sulla scia della sua opera prima, esso ci regala un ennesimo thriller di ottima fattura, ben congeniato in ogni aspetto, con tinte molto oscure, anche se leggermente inferiore al precedente.

Fin dalle prime battute e' subito evidente il talento del regista romano; molti degli elementi utilizzati nel film passato (e utilizzati anche nelle successive opere) qui vengono maggiormente calcati (le angoscianti inquadrature in soggettiva dell'assassino, vero marchio di fabbrica argentiano, o il primissimo piano sull'occhio dell'assassino, che verrà ripreso anche nel suo lavoro più acclamato "Profondo rosso" e che sarà oggetto di emulazione da innumerevoli altri registi) enfatizzando enormemente i vari omicidi, complice, una straordinaria (come sempre) colonna sonora del maestro Morricone (che musicherà anche il successivo "Quattro mosche di velluto grigio") sempre presente a supporto delle sanguinolente immagini e sempre di grande impatto. Momenti davvero efficaci e ricchi di suspance il film ne regala diversi, in particolare la scena dell'omicidio del dott.Calabresi (ambientato in una stazione ferroviaria) e della sua fidanzata, magistralmente dirette. Una trama davvero ben costruita (molto interessante la figura del cieco che sente gli assassini) che non presenta cedimenti narrativi di sorta (un plauso all'ottima sceneggiatura firmata come sempre da Argento) e la consueta cura del dettaglio rendono la pellicola molto incalzante. L'assassino riesce sempre a prevedere le mosse dei protagonisti, trascinandoli in una spietata spirale di odio e morte che li porteranno verso l'imprevedibile finale argentiano che farà la felicità degli appassionati.
Anche il teatro della vicenda, Torino, è perfettamente amalgamato nella storia, quasi avesse una personalità propria, essenziale e suggestivo nello stesso momento.
Nella parte centrale del film non si può comunque non riscontrare un certo dilungamento eccessivo della trama e alcune soluzioni un po' forzate, che spezzano l'angosciante atmosfera fin qui costruita, salvo poi riprendersi nella parte conclusiva (la sequenza del cimitero e' da manuale).Salvando i due protagonisti,tra cui spicca la prova di Karl Malden, tutto il resto del cast mi e' parso abbastanza inadeguato, a seguito di una recitazione piuttosto banale e probabilmente di una scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari. Elementi che contribuiscono a rendere la pellicola, a detta di chi scrive, la meno riuscita (mal sopportata pure da Argento stesso) della trilogia. Nel complesso comunque un film riuscito anche se il meglio dovrà ancora arrivare.

"C'era una volta un enigmista che assieme a un giornalista decise di sapere perché certa gente muore, cosi enigmista e giornalista finirono anche loro sulla lista"
 

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

- TRAMA

 

 

 

- REGIA

 

 

 

- ATTORI

 

 

 

- EFFETTI SPECIALI

 

 

 

Daniele "Mystic Lele" Marongiu

 

 
 

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