GIALLO

 

 

Giallo di Dario Argento

 

Paese: Italia-U.S.A., 2009

 

Regista: Dario Argento

 

Interpreti: Adrien Brody, Emmanuelle Seigner,

Elsa Pataky, Byron Deidra

 

 

TRAMA

 

“Giallo” è un serial killer che rapisce e tortura a morte le sue vittime, spesso bellissime top models. Sulle sue tracce l'ispettore Enzo Avolfi, un uomo cupo e dal misterioso passato, sarà affiancato da Linda, sorella di una delle presunte vittime.

 

RECENSIONE

 

ATTENZIONE: la recensione contiene spoilers sul finale.

 

Nuova fatica di Dario Argento, nuovo thriller ambientato a Torino, e nuovo buco dell'acqua. Ormai è risaputo che la filmografia di Argento è suddivisibile in due periodi: il “pre-Opera”, che comprende tutti i capolavori da “Profondo Rosso” a “Suspiria”, da “Phenomena” a “Tenebre”, ecc, ed il “post-Opera”, che comprende tutte le nefandezze da “Il fantasma dell'Opera” a “Il cartaio”, da “La Terza Madre” a, appunto, “Giallo”. La tanto attesa ripresa del Maestro non c'è stata nemmeno questa volta, ed i presupposti c'erano tutti, molti di più di quelli smentiti qualche anno fa da “La Terza Madre”. Tanto per cominciare due nomi eccezionali nel cast: il premio Oscar Adrien Brody, che in questo film interpreta due ruoli (si, leggete gli interpreti e ragionateci su); e Emmanuelle Seigner, la bella moglie di Roman Polanski. Poi la sceneggiatura affidata a due emergenti “geni” americani: Jim Agnew e Sean Keller, al lavoro anche per la sceneggiatura del nuovo film di Carpenter, “L.A. Gothic”, che uscirà nel 2010. Poi i valori di produzione molto alti: ben 14 milioni di dollari, come indica il sito della Hannibal Pictures, casa produttrice del film insieme ad Opera Films. Tutto questo per cosa? Niente. Iniziamo col dire che i fans di Dario Argento (compreso chi vi scrive) rimarranno delusi da un solo, semplice e gravissimo fatto: la regia di Dario Argento in questo film non c'è. Dimenticatevi di vedere i piani sequenza, le attenzioni sui particolari, i colori, le luci…niente di tutto ciò che ha reso – giustamente – famoso Argento. In “Giallo” c'è regia scolastica, banale, un Argento messo sulla sedia del regista e limitato al semplice compito di riprendere senza incidere su nulla. Mancano i dialoghi imbarazzanti che, di solito, caratterizzano i film di Argento; ma al loro posto non c'è una bella sceneggiatura, c'è il “nulla”. Dialoghi blandi, situazioni scontate, colpi di scena quasi inesistenti. L'assenza dello splatter potrebbe essere colpa di una versione tagliata, certo è che anche più sangue non riuscirebbe a risollevare una pellicola veramente di colore grigio e non giallo. Adrien Brody funziona, ma il suo personaggio è talmente poco approfondito e spiegato talmente troppo velocemente che non riesce a catturare l'attenzione degli spettatori; la Seigner, invece, pur essendo una bravissima attrice, in questo film non da una buona prova, risultando spesso fuori luogo. Il resto degli attori non esistono: tutte comparse, in quanto il film è veramente molto concentrato solo su Brody e la Seigner (pur essendo concentrato su tre personaggi, altro indizio, guardate i nomi degli attori). Veniamo alla nota più dolente: “Giallo”, il killer. Per la prima volta in un film di Dario Argento il volto dell'assassino ci viene svelato sin dall'inizio del film (“Profondo Rosso” a parte), e, duole dirlo, per la prima volta il killer di un film di Argento è veramente poco carismatico. Grossa pecca in un film del genere, dove il killer DEVE avere tanto carisma! La scelta di usare lo stesso attore per interpretare sia il bene che il male (SPOILER: credo ci sarete ormai arrivati: Adrien Brody, Byron Deidra, Brody interpreta sia Avolfi che Giallo) non è casuale: occhio, Avolfi non è il killer, semplicemente sia lui che Giallo rappresentano le due facce di una realtà molto simile. Entrambi hanno ucciso, entrambi si mostrano ostili al mondo in cui sono “costretti” a vivere, entrambi hanno subito traumi orribili. Emblematica la frase finale che Linda (la Seigner) urla ad Avolfi (Brody): “You are just like him!”.

Il film vuol comunicare, quindi, quanto nel mondo di oggi bene e male siano mescolati assieme, e quanto le persone siano egoiste e “cattive”. Tuttavia, nonostante queste trovate siano tutte interessanti, è proprio la “forma” del film che non funziona per niente. Ultima nota: le musiche, affidate al giovane Marco Werba, non sono male ma non sono neanche ottime, sono abbastanza ininfluenti, come del resto tutto il lato tecnico dell'opera.

 

In definitiva ci troviamo di fronte ad un film di Dario Argento che difficilmente è associabile alla figura, allo stile, del Maestro che tutti gli horrorofili amano. Sembra uno di quei film rilasciati solo per l'Home Video (e non è detto che non finisca così!), senza arte né parte, con stampato sopra un nome, “Dario Argento”, per accalappiare quanto più pubblico possibile, per pura pubblicità. “Giallo”, molto più de “Il cartaio” e de “La Terza Madre”, si candida per essere la tanto insperata, ma ormai inevitabile, ingloriosa fine di Dario Argento, che questa volta ha molte meno colpe, ma appare legato da una produzione che non gli appartiene.
 

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

- TRAMA

 

 

 

- REGIA

 

 

 

- ATTORI

 

 

 

- EFFETTI SPECIALI

 

 

 

- TRAILER

 

 

GOOMBEO

 

 
 

Copyright © In The Mouth Of Horror by +JackSkeletron+ Vietata la riproduzione anche parziale