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TITOLO ORIGINALE: "HOSTEL: PART II"
Paese: U.S.A., 2007
Regista: Eli Roth
Interpreti: Lauren German, Roger Bart,
Richard Burgi, Edwige Fenech
TRAMA
Paxton, dopo essere riuscito a fuggire dalla Slovacchia, è
nascosto nella casa della sua fidanzata tormentato da incubi che si
trasformeranno in realtà. Infatti la terribile organizzazione segreta lo
raggiunge e lo uccide. Il nuovo obiettivo ora sono tre giovani ragazze americane
studenti a Roma, che vengono invitate all’ostello dove gli amici di Paxton
avevano perso la vita da una giovane modella di nome Axelle. Così Beth, Whitney,
e la strana Lorna partono per la Slovacchia e verso un destino di sangue…
RECENSIONE
Secondo capitolo della saga creata e diretta dal pupillo di
Quentin Tarantino, Eli Roth. Bisogna subito precisare che “Hostel part II” è
nettamente migliore del primo capitolo; il sequel ci stava a pennello e la trama
è volta a spiegare i meccanismi dell’organizzazione segreta che nel primo
capitolo non erano spiegati troppo dettagliatamente. Una sequenza molto
interessante è, ad esempio, quella dell’asta tenuta da vari signori intorno al
mondo per accaparrarsi la giovane Beth (Lauren German), che sarà vinta da due
ricchi signori americani: Todd e Stuart (rispettivamente Richard Burgi e Roger
Bart).

Oltre a spiegarci il funzionamento “dell’ostello” Eli Roth inserisce un
altro interessante risvolto di trama, e cioè il conflitto interiore dei due
“clienti”: Todd è sicuro di sé, mentre Stuart è incerto e sembra non voler
davvero affrontare quel tipo di prova. Il finale sarà assolutamente a sorpresa.
Tecnicamente la pellicola funziona: c’è molto splatter di decente fattura,
attori giovani, non bravissimi ma adatti comunque al loro ruolo, ed un paio di
presenze simpatiche ed importanti (Edwige Fenech e Ruggero Deodato) che
sicuramente mostrano quanto Eli Roth sia appassionato ed affezionato al cinema
nostrano.
Un film per cultori fatto da un cultore, questa potrebbe essere la definizione
più giusta per “Hostel part II”.
Si sa, in qualsiasi film per cultori ci sono
aspetti che, spesso, scadono nel banale, nel gratuito, o nel ridicolo
involontario. La già citata scena dell’asta è molto interessante, come sono
interessanti altre sequenze: il bagno di sangue della crudele Miss Bathory
(Monika Malacova), Ruggero Deodato che si mangia un ragazzo (scena davvero ben
realizzata e molto simpatica), e in (quasi) totale tutte le scene di tortura e
splatter. Poi c’è la famosa scena dell’evirazione. Poteva starci? Poteva non
starci? E’ di cattivo gusto? Non lo è? E’ ridicola? Non è ridicola? Rispondere
alle domande è molto difficile. Sicuramente è una scena che fa molto senso
(soprattutto ai maschietti!) e non è mal realizzata, è comprensibile altresì
come possa generare delle risate fra il pubblico, o anche dello sconcerti nei
“non cultori”. Eli Roth l’ha osata, agli spettatori l’ardua sentenza.
Conclusione. Il film non annoia mai, riprende bene il primo approfondendolo, è
migliore del primo sotto ogni punto di vista (a parte, forse, l’alone di mistero
che si
respirava in “Hostel”, cosa che qua un po’ manca). C’è del buon splatter,
ci sono attori nella media, ed una trama che risulta interessante ma che manca
di qualcosa. Che la trama, come dicono i critici più duri di questo film, sia
solo un connettore superficiale fra una scena splatter e l’altra? Altra domanda
a cui non è possibile rispondere: lo splatter è il pezzo forte di questo film,
come la risata lo è per un film comico, o la lacrima lo è per quello drammatico.
Che male c’è, quindi, ad esaltare i propri pezzi forti?
La scena sul finale, però, il caro Eli Roth ce la poteva risparmiare…
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA
- REGIA
- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

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