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Paese: Italia, Spagna, Irlanda, 2009
Regista: Stefano Bessoni
Interpreti: Alberto Amarilla, Oona Chaplin,
Geraldine Chaplin, Leticia Dolera
TRAMA
Nella seconda metà del XVII secolo, l'alchimista Girolamo
Fumagalli condusse un sanguinario esperimento denominato dallo stesso “Thanatografia”.
Bruno, ragazzo sconvolto dalla prematura morte dei suoi genitori, frequenta una
scuola di cinema insieme ad Arianna, della quale è innamorato. Presto Bruno
diventerà preda di visioni: un ragazzo sfigurato, una specie di fantasma,
cercherà infatti di guidarlo verso la scoperta di qualcosa. Nel frattempo, nella
scuola, iniziano a scomparire persone...
RECENSIONE
Sedetevi sulla poltroncina, spegnete il cervello nella sua massima
parte e lasciate aperta la porta della fantasia, rilassatevi: state per vedere
“Imago Mortis”.
Un'opera prima, Stefano Bessoni (classe '65), con alle spalle
l'Accademia delle Belle Arti di Roma e una collaborazione con Pupi Avati (“I
cavalieri che fecero l'impresa”), decide di ritirare fuori dalla rosa spenta del
cinema nostrano il genere gotico, caduto in disgrazia già dagli anni '70.
Impossibile non notare l'altissimo livello qualitativo della produzione e la
cura quasi maniacale al particolare; ogni scena, ogni inquadratura, qualsiasi
piccola cosa non perde mai quell'atmosfera gotica, appunto, che permea tutta la
pellicola.

Sembra di rivedere lo stile visionario di Dario Argento (ormai
perduto) condito da una narrazione quasi fiabesca, accompagnata da un'ottima
colonna sonora. La scuola di cinema (non sappiamo quando e dove) è tetra,
misteriosa, piena di ragazzi creativi e un po' strani: partendo da Bruno, il
protagonista (Alberto Amarilla), per arrivare alla bella Arianna (Oona Chaplin),
passando per la misteriosa Leilou (Leticia Dolera). “Fotografate il tempo”, il
compito per casa assegnato dal rettore Olinski (Alex Angulo), e Bruno va a
fotografare, prima della sua prima visione, un uccello in decomposizione.
Ad Aki (Jun Ichikawa), bizzarra studentessa giapponese, piacciono
gli insetti morti, invece. Tutto ciò per sottolineare l'atmosfera, data anche
dai personaggi così strani e “fissati” con il macabro, eccessiva ma mai
grottesca. Puro stile gotico, non si pensa mai al sole o a quant'è bella la
vita: anche perché il sole, in questo film, non lo vedremo mai.
L'incipit del film è, anch'esso, puramente gotico: si rispolvera
un misterioso esperimento alchemico condotto da un genio del passato, XVII
secolo, mostrato dal regista tramite una bellissima scena iniziale. Una grotta,
“la grotta della morte”, nasconde i resti di quell'esperimento; Bruno ci arriva
tramite una strana guida, il fantasma, che si scoprirà solo nel finale essere di
chi.
Tanto per continuare a spiegare come mai il film è molto curato,
basti solo dire che anche i nomi che si sentono (Ermete, Fumagalli, ecc) sono
tutti presi dal passato dell'alchimia, nomi che si ricollegano a questa reale e
misteriosa arte, quindi assolutamente non messi a caso.
Fra gli altri aspetti positivi la perfetta Geraldine Chaplin, che
interpreta la Contessa Orsini, vestita come se vivesse davvero nel XVII secolo,
sempre a contatto coi rettili che tiene in casa ed ama. Tecnicamente il top è
sicuramente raggiunto dalla scenografia e dalla fotografia, come già ripetuto
più volte maniacalmente curate. Aspetti negativi.
Troppo lungo (un paio di ore) e raccontato in modo estremamente
lento. Quest'ultimo può esser visto sia come un difetto sia come un aspetto
sicuramente ricercato per via del richiamo ad un genere preciso, che non fa
della velocità narrativa, ma del contrario, il suo punto di forza.
Qualche stacco a vuoto, alcune sequenze inutili, aspetti che senza
dubbio sono imputabili al fatto che questa è, non dimentichiamolo, un'opera
prima; e comunque quando in un horror si vanno a ricercare questi piccolo e
sporadici difetti, significa che in realtà l'obiettivo maggiore è stato
sicuramente raggiunto.
Lo splatter? Assolutamente no. La tensione? Nemmeno. Il
genere gotico non ricerca queste cose. La favola nera, questo è l'obiettivo
maggiore. Il misterioso, il maledetto che pervade il protagonista, la non
ricorrenza ai soliti cliché dell'horror (salvo qualche scena che comunque non
stona, soprattutto durante le varie apparizioni del fantasma), il dubbio che
viene allo spettatore “Bruno è pazzo davvero?”.
Tutto ciò è impersonato dall'assassino, figura che si svela solo
nel finale, ammantato di nero e silenzioso, una specie di spettro che rievoca
altre epoche. Certamente non si può andare a vedere questo film, come detto
all'inizio della recensione, senza attivare un po' di fantasia. L'horror si sa è
magia.
Il gotico, suo sottogenere, lo è ancora di più. Non troverete
quindi né disgusto né salti facili sulla poltrona del cinema, ma verrete rapiti
da una favola cattiva. C'è una storia d'amore, ma è tenera, e soprattutto non ci
sono scene di sesso gratuite (come spesso accade negli horror) solo un bacio
innocente. Il film, fra l'altro, si apre a molteplici interpretazioni perché il
finale è chiaro ma non del tutto. Vince il bene o il male? Questo dovrete
chiedervi.
Per concludere, nel panorama desolante del cinema italiano, e
soprattutto dell'horror italiano, Bessoni ha saputo fare non solo più degli
altri “giovani promettenti registi” che altro non hanno fatto se non riprendere
trame trite e ritrite, ma anche più dei vari maestri. Ha rielaborato e
riproposto un genere, e grazie ad una produzione eccellente, riuscirà (vedrete)
a riempire le sale con “Imago Mortis”. Film non adatto a chi è privo di
fantasia.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

GOOMBEO
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