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Paese: Italia, 1980
Regista: Dario Argento
Interpreti: Leigh Mc Closkey, Eleonora
Giorgi,
Daria Nicolodi, Gabriele Lavia
TRAMA
New York. Rose, leggendo degli antichi libri sulle Tre Madri, sorta di divinità infernali
(o più semplicemente la Morte…) che governano il mondo da tre abitazioni costruite a New York, Roma e
Friburgo dall’architetto Varelli, scopre nei sotterranei del suo palazzo l’antro di Mater Tenebrarum,
la più crudele delle tre e manda una lettera a suo fratello Mark, a Roma.
La missiva è, però, letta prima
da una collega di questi che decide di indagare per proprio conto facendo una brutta fine. Mark si reca a
New York per far luce sulla storia delle Tre Madri…
RECENSIONE
“Inferno” è il secondo film che Dario Argento ha dedicato al tema delle Tre Madri,
già trattato nel precedente, bellissimo “Suspiria”(1977), è un film strano, probabilmente quello
che rispecchia più fedelmente l’idea di fare cinema del regista romano che, infatti, lo considera
tutt’oggi uno dei suoi film preferiti.
Questo è il cinema fantastico per Argento e lo ritroveremo, se pur con più elementi derivati dal
classico thriller, solo in “Phenomena”.
Fondamentalmente la trama e i personaggi sono solo un pretesto per mostrare i luoghi dove abita il
male, dove si fanno sentire gli influssi delle Tre Madri: se si cerca quindi una storia thriller
come nei primi film del regista non si può che rimanere inevitabilmente delusi, qui in certi momenti
proprio manca un senso e uno svolgimento logico, basti pensare ai personaggi interpretati da Eleonora Giorgi e Gabriele Lavia, all’omicidio a sorpresa dell’antiquario Kazanian (perché uno zoppo deve
buttare un sacco di gatti avventurandosi nelle acque insidiose presso una fogna??) e più in generale
a tutti gli omicidi, perché avvengono, soprattutto ai danni di gente che ha poco a che vedere con le Tre Madri?
Messo così non sembra sto gran film…eppure “Inferno” è veramente bello, affascinante e intrigante,
a patto che si sappia apprezzare a pieno il talento visionario di Argento.
Tutto il film è inteso
come un incubo surreale, a partire proprio dalla trama di cui ho già detto, ma soprattutto nell’uso
delle luci, del tutto innaturali, che vanno dal rosso acceso, al blu e al viola come succedeva già
in “Suspiria” ma qui ancora più esasperate (anche in questo caso bisogna ringraziare Mario Bava che
già nel 1965 aveva usato questa tecnica in “6 donne per l’assassino), agli ambienti, gotici, barocchi
e liberty, abbastanza inusuali per New York e alle musiche, scritte dal grande Keith Emerson, stupende,
inquietanti ma quasi dolci nel tema principale, che vanno a creare un perfetto abbinamento alle scene.
Alcune scene sono diventare memorabili, come la discesa di Rose nelle acque sotterranee che, misteriosamente,
nascondono delle stanze perfettamente arredate e tanti cadaveri in putrefazione, l’uccisione di Kazanian
durante l’eclissi di luna o l’assalto dei gatti alla povera Daria Nicolodi.
Peccato per il finale,
stavolta non c’è da scoprire chi? come? e perché? (le mani nero-guantate non appartengono a nessuno
in particolare, è il Male personificato che colpisce) però la figura della Morte poteva essere curata un po’meglio,
visto che alla sua realizzazione ha partecipato niente popò di meno che Sua
Maestà Mario Bava!
“Inferno” non è un film per tutti, la possibilità di una delusione è dietro l’angolo e ciò può essere
comprensibile; a mio avviso merita e, anche se non è ai livelli di “Suspiria”, rimane un manifesto del
cinema fantastico di Argento, fatto di immagini più che di contenuti.
VOTO:
VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI
- EFFETTI SPECIALI

+JackSkeletron+
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