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TITOLI PER L'ESTERO: "THE LONG HAIR OF DEATH", "LA
SORCIERE SANGLANTE"
Paese: Italia, 1964
Regista: Antonio Margheriti (Antony Dawson)
Interpreti:
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Barbara Steele: Helen Karnstein / Mary Karnstein
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Halina Zalewska: Elizabeth Karnstein
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George Ardisson: Kurt Humboldt
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Umberto Raho: Von Klage
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Laura Nucci: Grumalda
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Giuliano Raffaelli: conte Humboldt
TRAMA
Siamo in un villaggio non precisato, sul finire del XV secolo. Una
donna, accusata di stregoneria viene arsa viva davanti agli occhi della figlia
piccola e della primogenita, una ragazza ormai, che cerca di fermare la condanna
concedendosi al conte.
Purtroppo è tutto inutile ma la donna, prima di morire lancia una
maledizione sul villaggio e sulla famiglia del conte che non tarderà ad
avverarsi anni dopo, quando la figlia primogenita viene uccisa dallo stesso
conte e l'altra sposa suo malgrado il figlio di questo...
RECENSIONE
Dopo "La vergine di Norimberga" e "Danza macabra" Antonio
Margheriti continua sui binari dell'horror con questo film che conclude
un'ideale trilogia gotica.
Questo film segna anche il ritorno al bianco e nero,
momentaneamente abbandonato per il technicolor de "La vergine..."; pare sia
stata proprio una scelta voluta, non tanto condizionata dai costi del colore e
bisogna ammettere che è stata una scelta vincente, che si sposa perfettamente
col tipo di storia che viene raccontata.
"I lunghi capelli della morte" pesca a piene mani nella tradizione
del cinema gotico che imperversava in quegli anni, ma riesce ad essere lo stesso
efficace grazie ad una regia attenta e soprattutto al fascino di Barbara Steele,
"IL" volto per eccellenza simbolo dell'intero genere.
Tre anni prima, Mario Bava, fu il primo a rimanerne stregato
(scusate il gioco di parole!)
facendole interpretare il doppio ruolo della
strega Asa e della sua corrispettiva giovane virginale in "La maschera del
demonio"; da qui in avanti la bella attrice statunitense a dato vita ad un gran
numero di personaggi, quasi tutti caratterizzati dal fatto di essere ambigui e...diabolici!
Non è solo la scelta dell'attrice principale, anche qui impegnata
in un doppio ruolo, ad accomunare questo al film di Bava: c'è la prima scena
dell'uccisione della strega e c'è il volto putrefatto della figlia, a
testimonianza dell'effetto suscitato dal film del'60.
La storia, come accennato, non è originalissima, alla fine il tema
principale, ricorrente nei film di quel periodo
e in generale nella letteratura
ottocentesca è quello della punizione ingiusta, il ritorno dalla morte e la
vendetta nei confronti dei potenti e anche l'ambientazione non offre spunti
particolarmente innovativi, da una parte il villaggio anonimo (tipico dei film Universal con i mostri classici e di film Hammer, che d'altra parte sono le
fonti di ispirazioni maggiori per il gotico italiano) e dall'altra il castello,
con tutti ma proprio tutti gli ambienti e gli oggetti presenti in questi film,
per cui stanze buie illuminate dalle candele, passaggi segreti, cripte, armi
appese alle pareti e via dicendo...
Tutto
sta nel fascino che ciascuno spettatore prova per queste
cose, l'appassionato potrà trovare sicuro godimento nel perdersi tra le segrete
del castello o nell'ammirare i giochi di luce/ombra creati dalle candele, tutti
gli altri le potrebbero trovare piuttosto noiose.
C'è da dire che il film ha una parte centrale un po'troppo lenta
(anche per un appassionato come me!) che concede molto al lato romantico della
vicenda, infarcito da recitazioni spesso sopra le righe, tendenti al
melodrammatico, come tuttavia spesso succedeva mentre è molto più piacevole
verso il finale che, non so se l'ha ricordato solo a me, anticipa in qualche
modo quello di "The wicker man".
Per concludere, "I lunghi capelli della morte" è un titolo storico
del nostro cinema, diretto da un regista che ha spaziato in tanti generi e che
ci ha regalato alcuni film da ricordare. Non è il migliore gotico del periodo,
però ha i suoi buoni momenti e soprattutto ha tutte le caratteristiche che
l'appassionato cerca nei film di questo genere, quindi può andare bene anche a
chi vi si avvicinasse per la prima volta.
Curiosità
Verso la metà del film George Ardisson, il figlio del conte,
scopre fugacemente un seno alla Steele, una cosa abbastanza rara per il periodo
ma soprattutto per l'attrice che non si è mai prestata a scene di nudo. Tuttavia
resta il dubbio che quella che si vede sia proprio la Steele, in quanto nella
scena ha il viso coperto dai suoi capelli...
Il cognome Karnstein, che Sheridan Le Fanu scelse per la sua
vampira Carmilla nel racconto omomino, appare anche in almeno altri due film
(non escludo che ce ne siano anche altri..), ovvero "La cripta e l'incubo" di
Camillo Mastrocinque e "Vampiri amanti" di Roy Ward Baker.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

+JackSkeletron+
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