IL MISTERO DEL LAGO

 

 

Il mistero del lago

 

Paese: Italia, 2009

 

Regista: Marco Serafini

 

Interpreti: Ana Caterina Morariu, Lorenzo Flaherty,

 Simona Borioni, Hary Prinz

 

 

TRAMA

 

In una villa affacciata sulle sponde di un lago arriva la giovane istitutrice Teresa, chiamata a provvedere in casa agli studi per l'educazione dei piccoli Flora e Milo De Dominici. Teresa deve prendere il posto della precedente istitutrice, la signora Eleonora Petri che è stata bruscamente licenziata da Elia, un uomo rude e dai modi spicci a cui i bambini, orfani di padre e di madre, sono stati dati in affidamento.

 

RECENSIONE

 

Liberamente tratto dal romanzo “Giro di vite” di Henry James (1898), “Il mistero del lago” è una delle tante fiction (a dire il vero questo è un film per la TV) che la televisione nostrana ci propina per tutto l'anno tutti gli anni. Ora, che le produzioni italiane in questo senso siano pessime è cosa risaputa ed accettata da tutti, ma quando è finalmente una storia horror/thriller e non la solita sbobba drammatica ad essere proposta in questa salsa, i fissati come chi vi scrive si mettono subito a sperare e ad implorare tutte le divinità pagane e non. Speranze vane, questo film è brutto in tutti i sensi. Peccato perché, almeno verso l'inizio, qualcosa si salva: l'ambientazione è suggestiva, tutto è molto curato nella scenografia, e anche la casa (che chi ha visto “Il nascondiglio” di Pupi Avati riconoscerà esser la stessa) non è niente male. Ottimi presupposti, ma il film è brutto. Si capisce tutti sin da subito, anche se la storia in sé è abbastanza sconclusionata. Ok, la ragazza (Ana Caterina Morariu) vede il fantasma dell'ex istruttrice dei bambini (Simona Borioni) e tutta la prendono per una pazza. Ma lei non lo è, è stata incastrata da... non si può dire, l'ovvio finale verrebbe rivelato. Passi anche questo: infondo, anche le trame più semplici e banali se costruite nel modo giusto possono offrire molto, registi come il già citato Pupi Avati ne sono una prova lampante. Non è così. Ci si mette anche la recitazione, vero punto debole dell'opera: non si capisce come un belloccio mono-espressivo come Lorenzo Flaherty possa essere considerato un bravo attore; persino la super decantata Ana Caterina Morariu, protagonista del film, risulta essere noiosa, a tratti irritante. Salviamo solo il buon Luca Ward, che non parla mai (peccato), e che fa la parte dello spirito buono del padre dei due bambini. C'è ovviamente (ehi, stiamo parlando di Canale 5!) l'intreccio sentimentale fra Teresa ed Elia, fortunatamente non troppo ostentato, ci sono sequenze che sanno di ridicolo involontario (tipo le varie comparse del “fantasma”), dialoghi pessimi, ecc ecc. Il livello depressivo, poi, che il regista ha voluto mantenere per tutta la durata del film (sempre buio, mai un sorriso, ecc) sarebbe andato se fosse stato curato meglio, ma così, con quei due attori a tenere banco per tutto il tempo, non fa altro che produrre tedio, o tristezza, a seconda di come vi sentite. Insomma fra limiti televisivi, produzione così e così, se fosse stato un prodotto curato meglio avrebbe anche potuto regalare una piccola gioia. Invece, tolta l'ottima ambientazione, una colonna sonora (sebbene impersonale) azzeccata, ed una ricostruzione storica (Italia anni '20) facile, ma ben riuscita, non c'è proprio nulla. Vuoto, scialbo, noioso, e che non riesce nell'intento di mettere lo spettatore in tensione. Le “fisscion” italiane non si smentiscono mai, purtroppo per noi.

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

- TRAMA

 

 

 

- REGIA

 

 

 

- ATTORI

 

 

 

- EFFETTI SPECIALI

 

 

 

GOOMBEO

 

 
 

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