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TITOLO INTERNAZIONALE: "THE HIDEOUT"
Paese: Italia, 2007
Regista: Pupi Avati
Interpreti: Laura Morante, Rita Tushingham,
Burt Young, Yvonne Sciò
TRAMA
Lei, finalmente dimessa da una casa di cura psichiatrica del
Minnesota dopo il trauma del suicidio del marito, decide di aprire un ristorante
italiano a Davenport, una piccola cittadina americana nell’Iowa. Trova una
buonissima offerta per una grande casa un po’ sperduta, ormai abbandonata,
chiamata “Snakes Hall” (un ex ospizio per sole donne gestito da monache), e
decide che il suo futuro ristorante sorgerà proprio li. Però strani rumori e
strane presenze turbano il suo lavoro e la spingono ad indagare su alcuni
misteri legati proprio alla “Snakes Hall”: un fatto di sangue è infatti avvenuto
cinquant’anni prima in quella casa. Di lì in poi inizieranno i problemi e
soprattutto una domanda sorgerà spontanea allo spettatore: lei è ancora pazza?
RECENSIONE
Dopo “La casa dalle finestre che ridono” (1976) Pupi Avati, per
sua stessa ammissione, vuol provare se è ancora in grado di tenere fra le mani
una macchina da presa e produrre spavento come trent’anni fa: nasce “Il
nascondiglio”.
In effetti, essendo un po’ cattivi, questo film si potrebbe anche
chiamare “La casa dalle finestre che ridono 2”, poiché gli elementi che
portarono al grande successo il film del 1976 ci risono tutti: una casa
spettrale e misteriosa, una protagonista sola ed insicura, una comunità omertosa
e chiusa, ed una realtà sepolta dal tempo da svelare.
Inizia il film ed abbiamo una piccola introduzione di quello che
successe nella “Snakes Hall” cinquant’anni prima che la (stupefacente) Laura
Morante arrivasse…il mistero, di fatto, inizia subito. Quello
che vediamo nel
film è una ripetizione della trama de “La casa dalle finestre che ridono” con
forse più personaggi secondari a cui la Morante si rivolge per sciogliere il
mistero. Ci sono due persone che diventano amiche della protagonista e la
aiutano a svelare il mistero (come Gianni Cavina) finendo male, una che sembra
voler aiutare ma invece non lo fa (il prete, uguale al sindaco nel primo film),
e così via. La Morante è differente però da Capolicchio perché ha in se lo
spettro della pazzia ed un triste e macabro passato alle spalle, due cose che
sicuramente aggiungono pepe al suo personaggio, rendendolo più saporito.
Non ci sono risate, non ci sono momenti leggeri, non c’è nessuna
sequenza che smorzi l’attenzione e la tensione; “Il nascondiglio” è un film da
vedere tutto d’un fiato. Certo i primi 15 o 20 minuti sono utili ad Avati per
“settare” l’ambientazione, e questo rende quei minuti un poco noiosi; ma la noia
verrà ripagata con tutto il resto del film che sarà coinvolgente ed intrigante
arrivando ad un finale veramente ben studiato.
Passiamo al punto di vista tecnico. Il cast artistico è di buona fattura: Laura
Morante, non abituata a recitare in film di questo genere, da un’ottima prova
pur rimanendo
ancorata al suo personaggio tipico (insicura ed isterica ma allo
stesso tempo passionale); il resto del cast è solido, costituito da attori non
famosissimi ma bravi (come Burt Young nel ruolo dell’agente immobiliare un po’
viscido, ed Yvonne Sciò, una delle due persone che aiuteranno Lei).
La regia di Avati è precisa, intrigante, e ci regala momenti che
fanno sobbalzare dal seggiolino del cinema con
trucchi tanto semplici quanto
efficaci. Questo è il vero punto di forza del film: Avati riesce ancora a
spaventare utilizzando dei cunicoli bui, delle vocine terrificanti, delle luci,
dei lampadari che si spaccano, dei telefoni che squillano nei momenti più
inopportuni possibili, ecc ecc; senza splatter (pochissimo solo nella parte
finale) e senza effetti speciali incredibili ci tiene in suspance come pochi
registi, ormai, sanno fare. La colonna sonora (firmata Riz Ortolani) è giusta e
non risulta mai fastidiosa, ripetitiva, o noiosa; la fotografia è perfetta.
Anche i dialoghi sono fatti molto bene, il doppiaggio è eccelso, e tutto risulta
molto convincente. Dal punto di vista tecnico “Il nascondiglio” è veramente
molto elegante e con dei valori di produzione altissimi.
Usciti dalla sala dopo aver visto questa pellicola si rimane inquietati,
sorpresi, e felici di aver visto un bell’horror di produzione italiana, ma che
elimina ogni aspetto negativo di quest’ultima.
Cosa dire quindi in conclusione? Un film ben realizzato, dal cast
solido, dal regista ancora in splendida forma, e dalla trama intrigante ed
inquietante. Riprende quegli aspetti che resero famosa “La casa dalle finestre
che ridono” e li riporta sul grande schermo più in salute che mai, facendoci
capire che basta poco per far uscire, anche nel 2007, le nostre paure più
semplici, più bambinesche (il buio, le presenze, il pericolo della morte).

Pupi Avati ci dimostra che, fra le tante frecce al suo arco, non
si è mai dimenticato di lucidare quella horror! Questo film è il terzo horror
italiano uscito nelle sale quest’anno, insieme a “La Terza Madre” di Dario
Argento, e a “Ghost son” di Lamberto Bava. Sebbene il paragone col film di
Argento sia impossibile per evidente diversità fra le pellicole (che ci fa
capire quanto il cinema horror sia libero di interpretazioni), viene bene quello
con il film di Bava che, ahimè, voleva essere dello stesso livello ma non c’è
riuscito.
Ne “Il nascondiglio” tutto è perfetto, forse fin troppo, ma quello
che colpisce di più è la conclusione, cosa che è mancata a “Ghost son”. Alcune
cose nella trama non tornano (perché una donna che ha passato 15 anni in una
clinica psichiatrica decide subito di aprire un ristorante e decide di farlo
proprio in una casa sperduta nel nulla?) soprattutto per quanto riguarda il
finale, ma questo nulla toglie ad un grande lavoro qual è quello fatto per
questo film. Un consiglio: l’unica cosa che dovete tenere a mente prima di
andare a vedere questo film è:”Ma Lei è ancora pazza o no?”.
VOTO:
VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA
- ATTORI
- EFFETTI SPECIALI
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