NON SI SEVIZIA UN PAPERINO

 

 

Non si sevizia un paperino

 

TITOLI PER L'ESTERO: "DON'T TORTURE A DUCKLING", "DON'T TORTURE A DONALD DUCK"

 

TITOLO ALTERNATIVO PER L'ITALIA: "FANATISMO"

 

Paese: Italia, 1972

 

Regista: Lucio Fulci

 

Interpreti: Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian,

 Marc Porel

 

 

TRAMA

 

Accendura, piccolo paese in provincia di Matera, Basilicata. Estremo sud, un luogo chiuso, isolato dal resto del mondo, sepolto da superstizione ed omertà. Inizieranno a morire bambini, assassinati da un misterioso maniaco. Il giornalista Martelli (Tomas Milian) e la bella Patrizia (Barbara Bouchet), inizieranno ad indagare sulla vicenda, alla quale la polizia non riesce a venire a capo...
 

 

RECENSIONE

 

Probabilmente siamo di fronte al più bel film della carriera di Lucio Fulci. “Non si sevizia un paperino” è privo dei tratti tipicamente “fulciani”: non c'è splatter (pochissimo a dire il vero), non ci sono mostri, non ci sono zombie, ecc. Il mostro è l'ignoranza, la critica del regista è feroce e limpida. Il film è crudo. Passiamo ad analizzare le questioni tecniche, lasciando i ragionamenti meta-cinema a dopo, perché in questo caso in particolare (cosa che si differenzia Fulci dal resto dei registi horror italiani, Argento in primis) le seconde sono più importanti delle prime.

L'intreccio si snoda in una atipica ambientazione: Matera, la Basilicata, un luogo bellissimo che sembra staccato da tutto il resto della nostra penisola. Fulci sa sottolineare i tratti salienti di questo luogo: il verde dell'incolto, i boschi misteriosi, l'estrema (e bellissima) provincialità. Un universo parallelo si potrebbe dire. Gli attori fanno il loro mestiere, su tutti ne spiccano tre: la Bolkan, che interpreta la maciara*, la bellissima Barbara Bouchet, che interpreta Patrizia, la ragazza di città del nord Italia, drogata, “esiliata” dal padre in Basilicata e Tomas Milian, il giornalista arguto, non troppo presente, ma sicuramente perfetto.

Ci sono le inquadrature “alla Fulci”: i primi piani sugli occhi dei personaggi, gli stacchi veloci, il saper raccontare alla giusta velocità. C'è la musica del fido Riz Ortolani, come sempre particolare ed azzeccata, che si avvale del brano di Ornella Vanoni “Quei giorni insieme a te” per sottolineare due momenti della vicenda veramente tremendi, creando un contrasto incredibile che solo Fulci poteva ideare.

Lo splatter è poco presente, oppure potremmo dire il grande assente: si vede solo nei due momenti drammatici di cui sopra, bene per il primo, molto male per il secondo.

La scena finale del film, infatti, è piuttosto risibile; in alcune versioni è stata tagliata, in altre, purtroppo, no. Tecnicamente “Non si sevizia un paperino” non supera gli altri gialli degli anni '70, se non per il tocco registico di Fulci.

Ma cosa rende, allora, questo film un capolavoro? Passiamo ora ad analizzare fra le righe la pellicola. Uno dei titoli alternativi è “Fanatismo”, e qui chi vi scrive non può andare oltre per non rischiare di rivelare l'assassino. Ma la critica di Fulci sta sia lì che nei vari episodi che il film racconta. L'ignoranza dicevamo. Perché gli abitanti di Accendura sono superstiziosi, sono chiusi, sono distanti dal mondo reale (come la loro area geografica): immobili, statici.

Su chi cadono, quindi, i sospetti? Sullo scemo del villaggio, sulla maciara, sulla ragazza del nord; cioè su chi è diverso da loro. Tre innocenti. Fra questi il colpevole non c'è, perché il colpevole è il più insospettabile, come in ogni giallo che si rispetti. Gli abitanti di Accendura, però, si macchiano di un delitto gravissimo, cosa che non fanno, invece, i tre massimi (ed innocenti) sospettati.

Emblematica è la bellissima scena del pestaggio della maciara (sottolineata dal brano della Vanoni di cui sopra), una scena che raramente è possibile vedere in un film italiano anche odierno.

Di una crudeltà incredibile, sia fisica che psicologica. Fulci non manca di marcare e rimarcare il distacco fra questa gente e chi, invece, è acculturato: ad esempio il giudice, ma anche lo stesso maresciallo, cosciente dei reali problemi della zona in cui lavora. Fra misticismo e magia nera si snocciola la questione, rivelando un finale (ed un assassino) inaspettato, paradossale, “fanatico”. Così coloro che seguono le norme, le superstizioni, gli usi ed i costumi, sono coloro che alla fine si macchiano degli atti più orribili; ed i diversi, accusati e martoriati, sono innocenti. Questo è “Non si sevizia un paperino”. Questo è il grande Lucio Fulci.

Nota. Personalmente credo che “maciara” sia una trasformazione del dialetto del sud della parola “magiara”, (sinonimo di) ungherese, storicamente significa zingara. La zingara è colei che pratica la magia, che legge il futuro, ecc; proprio come il personaggio interpretato dalla Bolkan. Questo credo, considerato che il film è parlato in dialetto, però, ripeto, non sono sicuro.

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

- TRAMA

 

 

 

- REGIA

 

 

 

- ATTORI

 

 

 

- EFFETTI SPECIALI

 

 

 

GOOMBEO

 

 
 

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