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Paese: Italia, 2000
Regista: Dario Argento
Interpreti: Stefano Dionisi, Gabriele Lavia,
Max Von Sidow, Rossella Falk
TRAMA
Torino, 1983.
Il piccolo Giacomo assiste impotente all'omicidio della madre per mano e
non riesce a vedere in viso l'assassino; il commissario Ulisse Moretti,
accorso sul posto, gli promette di trovare il killer, dovesse impiegarci tutta la vita.
Torino, 2000
Una prostituta, uscendo dalla casa di un cliente, prende per sbaglio una busta,
in cui sono contenuti ritagli di giornale sugli omicidi "del nano", avvenuti 17
anni prima. Il cliente misterioso ha però seguito la ragazza, che si trova
disperatamente sola sul treno...con un feroce assassino!
Da quel momento i delitti continuano senza sosta, scanditi da una filastrocca
per bambini e sembrano riportare al vecchio caso del nano, ormai archiviato.
Giacomo, ora a Roma per lavoro, è richiamato a casa da un suo amico di infanzia;
insieme al commissario Moretti, in pensione, si metteranno sulle tracce del serial
killer fino a smascherarlo...con colpo di scena finale...
RECENSIONE
Dario Argento torna al thriller ultraviolento che lo ha reso celebre dopo
alcune dopo un paio di film in cui ha tentato strade un po'alternative ("La sindrome di
Stendahl" e "Il fantasma dell'opera") con risultati non sempre esaltanti.

Con "Non ho sonno" si capisce subito che Argento è voluto andare sul sicuro: già dalle prime
battute ci vengono ripresentati tutti i clichè tipici dei sui film, come l'omicidio del passato
e il particolare rimosso (in questo caso si tratta di un suono, che Giacomo aveva sentito il
giorno del delitto della madre ma che non riesce a ricordare con precisione), la villa misteriosa
fino ad arrivare al "consueto" doppio finale.
Alla sceneggiatura ha partecipato il giallista Carlo Lucarelli e le musiche sono affidate di
nuovo ai Goblin, che compongono uno score interessante, anche se distante dai capolavori del passato.
Detto questo, il film, a mio avviso si può considerare riuscito e merita di essere seguito con attenzione.
Finalmente si rivede un Dario Argento ispirato, quello che sa ancora mettere tensione, regalarci
lunghe
sequenze manieristiche di paura, quel Dario Argento che aveva saputo costruire una vera e
propria estetica dell'omicidio e della morte raffinata e crudele; la prima scena sul treno in tal
senso è girata e fotografata benissimo con l'alternanza di riprese all'interno delle carrozze e
all'esterno, davvero notevole!
Per fortuna sono diverse le scene che meritano di essere viste e ricordate, una su tutte l'omicidio
della ballerina a teatro, con la macchina da presa che scorre lentamente sul tappeto rosso, inquadrando
i piedi degli spettatori in transito, fino ad arrivare al camerino, dove una mano misteriosa decapita
il "cigno", facendo entrare la testa nell'inquadratura della MDP.
A parte le singole scene è la storia in generale, anche se non certo nuova, a funzionare bene fino
alla fine: inutile negare che una torbida storia del passato avvolta nel mistero, una villa e un
serial killer che segue una filastrocca infantile, se sfruttati bene, sono sempre elementi che
fanno il loro effetto.

Non mancano i difetti, sicuro, però non intaccano troppo la riuscita del film (ovviamente dipende
dal peso che ognuno dà alle varie parti che compongono un film...): sicuramente da segnalare una
recitazione non eccezionale da parte di alcuni attori (banalizzando, i giovani, Dionisi, Caselli,
Zibetti) un po'troppo inespressivi, complice anche un doppiaggio non all'altezza, mentre buone le
prove dei "senatori" Von Sidow, Lavia (qui in una sorta di contrappasso rispetto a "Profondo rosso"...)
e un finale un po' troppo semplicistico che, visto, chi c'era alla sceneggiatura, poteva essere
più interessante.
Inoltre, ho trovato che la puntualizzazione del luogo in cui si svolge la
vicenda faccia perdere un po'di quell'alone di mistero che caratterizzava gli altri film
girati a Torino ("Il gatto a nove code" in parte, "Quattro mosche di velluto grigio" e "Profondo rosso").
Il mio consiglio è quello di vederlo almeno una volta per farvi un'idea. Chi apprezza lo stile di
Argento non può rimanerne deluso, qui ci sono tutti i suoi pregi e le sue esagerazioni; per tutti
gli altri dico che è il suo miglior film da "Opera" e tra quelli che lo hanno seguito fino ad ora.
+JackSkeletron+
Precisamente d’accordo con quanto detto sopra da: il miglior
Argento da “Opera” (1987) in poi. I difetti argentiani, ovviamente, ci sono
tutti: recitazione, sceneggiatura blanda, doppiaggio, alcuni effetti che possono
essere ritenuti troppo artigianali.
Ma ci sono anche i pregi di Argento: quelle scene che non vedresti
mai in altri film (qua soprattutto il piano sequenza sul tappeto, divino!), il
gore all’italiana adattato ad una storia comunque moderna, i pezzettini di trama
che riprendono “Profondo rosso” quasi come un papà morto tanto tempo fa.
La villa, il bambolotto, la filastrocca, il particolare
dimenticato, una storia che rimane aperta da anni e anni.
Le differenze con “Profondo rosso” ci sono eccome: il bambolotto
nel primo film era solo un espediente del killer per uccidere Giordani, in “Non
ho sonno” è un elemento base della storia; la filastrocca è una linea guida con
tanto di parole seguite alla lettera (anche troppo come scoprirete!), non una
nenia evocativa come nel capolavoro del ’75; la villa, quella sì, è identica al
passato, forse meno presente, ma comunque ugualmente importante.
Poi ci sono gli attori. Caselli, Dionisi, attori alla Argento,
attori scadenti (forse solo in quel periodo), attori mal doppiati (da loro
stessi), e il film ne risente soprattutto per Dionisi, che occupa quasi
interamente la pellicola.
Da parte sua una recitazione blanda, inespressiva, monotona, e
svogliata. Zibetti, un ruolo apparentemente secondario e recitato malino, ma che
sul finale del film regalerà però (ed almeno) un qualcosa di abbastanza
inquietante.

Scalondro, Masasso, Sarchielli, attori da fiction italiana e nulla
più. Intorno a questa regnante e pressante mediocrità recitativa ci sono tre
pezzi grossi: von Sydow (Moretti), Lavia (Betti), e la Falk (Laura De Fabritiis).
Il primo è un grande (scelto, a quanto sembra, all’ultimo minuto al posto di “un
grande attore inglese”…Christopher Lee?) e fa una prova da grande, un Ulisse
Moretti, smemorato genio, che ricorda un po’ l’Arnou de “Il gatto a nove code”
(1971) per via di un carisma infinito. Gabriele Lavia si vede poco ma fa bene:
il disperato, il confuso, l’uomo misterioso e tenebroso, come sempre da quando è
brizzolato; da giovane era solo confuso e vittima sacrificale (“Profondo rosso”,
“Inferno”). Rossella Falk, la inquieta madre del nano assassino Lorenzo De
Fabritiis, anche lei notevole, ma viene dal teatro, ed offre una prestazione
troppo, appunto, teatrale, forzata; ma ci sta, come nobil donna va molto bene.
Poi c’è il sangue: tantissimo. Dito tagliato da coltello, testa
mozzata da ascia, faccia sbattuta contro muro, corno inglese che spacca collo e
gola, penna stilografica che trafigge tempia, testa spappolata da pistola: un
mare di sangue, un Argento feroce. L’assassino è pazzo ma incredibilmente
scaltro, sa tutto
di tutti, conosce tutte le mosse, non commette mai errori:
come quello di “Profondo rosso”.
Poi c’è la colonna sonora importante, quella dei Goblin, riuniti
dopo anni ed anni per l’occasione.
Rock puro, aggressivo durante gli omicidi, un buon accompagnamento
ma distante anni luce dai capolavori del passato (non ne facciamo comunque una
colpa a Simonetti ed ai Goblin). Infine c’è l’ambientazione: Torino, la città
preferita di Dario Argento.
Quando lui è a Torino e gira un giallo allora è bene matematico.
Insomma “Non ho sonno” merita di essere ricordato: meglio di tutti
gli altri film suoi predecessori, e meglio anche dei suoi successori. Aspettiamo
“Giallo”! “Giallo” sarà un giallo (il gioco di parole non è voluto da chi
scrive) ambientato a Torino, con Adrien Brody ed Emmanuelle Seigner (quindi non
con Dionisi e la Caselli), con una produzione tutta americana. Vogliamo, almeno,
un “Non ho sonno 2”.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

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