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Paese: Italia, Spagna, 1972
Regista: Giorgio Ferroni
Interpreti: Gianni Garko, Agostina Belli,
Cinzia de Carolis, Teresa Gimpera
TRAMA
Un uomo si aggira spaventato e ferito per i boschi, ad un certo
punto crolla a terra e si risveglia in ospedale. E'paralizzato dall'orrore, non
sa più neanche il suo nome ma quando viene messo a letto comincia a ricordare
tutto: un giorno rimase con l'auto in panne in mezzo a quei boschi e chiese
aiuto e ospitalità ad una famiglia di contadini che, però, sembravano nascondere
qualcosa e temere il buio dopo il tramonto...
RECENSIONE
Giorgio Ferroni, già autore del bel gotico "Il mulino delle donne
di pietra", firma con questo lavoro il suo primo e unico vero horror, una
co-produzione italo-spagnola ben riuscita ma come spesso capita, andata un po'a
finire nel dimenticatoio.
Il film riprende la storia narrata nel racconto "La famiglia dei
Vurdalak" di Tolstoj e già adattata per il grande schermo da Mario Bava, nell'episodio
"I Wurdalak" di "I tre volti della paura"; in pratica si può considerare "La notte
dei diavoli" come una versione ampliata e ambientata negli anni '70 del corto di
Bava.
Quello che ho apprezzato di più in questo film è sicuramente
l'ambientazione: tutta la vicenda si svolge attorno alla vecchia casa della
famiglia di contadini, completamente isolata e immersa nei boschi, la paura
trasmessa è una paura atavica, legata ancora al ciclo naturale del giorno e
della notte e anche le figure dei "mostri" hanno qui un lato umano e drammatico
molto accentuato, infatti la leggenda vuole che il Vurdalak (un vampiro, nè più
nè meno...) uccida la persona che
più ha amato in vita, non per odio ma per non sentire la solitudine, e così anche qui assisteremo ad una catena di
"contaminazioni" tra i membri della famiglia che porteranno ad un tragico finale.
Ferroni poi è bravo a giocare con tutti gli elementi a sua
disposizione per creare atmosfera e mistero, l'interno della casa è ben
fotografato e ricco di particolari inquietanti, come le statuette scolpite dal
fratello del capofamiglia, che probabilmente hanno un qualche potere magico, le
teste di animale vicine alla casa della strega e, soprattutto, il bosco e la
natura, fonte di sostentamento ma anche di paure.
Nel film viene ripreso dall'episodio di Bava quello che forse è il
momento migliore della storia, ovvero il ritorno a casa del capofamiglia,
avventuratosi nei boschi per uccidere la strega da cui era partita la
maledizione e tornato quando l'orologio sta battendo le 6, l'ora oltre la quale
i figli avrebbero dovuto trapassargli il cuore perchè trasformato a sua volta in
un Vurdalak.
Per quanto riguarda il versante puramente tecnico il film si
difende bene. Gli effetti speciali sono stati curati da Carlo Rambaldi e sono un
piacere per gli appassionati! Si vede in ogni inquadratura l'aspetto del tutto
artigianale però non si può che rimanerne affascinati per la qualità notevole,
considerando anche che ne vediamo diversi, tutti abbastanza sanguinolenti!
Gli attori fanno il loro lavoro, senza prove eccezionali ma senza
neanche cadute di stile, bravo Gianni Garko nei panni del protagonista e brava
l'attrice che interpreta Sdenka, la sfortunata giovane che si innamora del
forestiero.
Rispetto al film di Bava, illuminato continuamente da luci blu,
rosse e viola, il film di Ferroni è molto più realistico e questo può essere sia
un pregio sia un difetto (io tendo a propendere per quest'ultimo...).
Una cosa che non ho apprezzato del tutto è stata la parte finale,
con l'inseguimento nei boschi, in netto contrasto con l'atmosfera che si era
venuta a creare, mentre bella e triste la fine.
In conclusione consiglio di riscoprire questo film, la cui
reperibilità è davvero bassa, che non considero un capolavoro assoluto ma
comunque un buon prodotto, come tanti in quel periodo, particolare per
ambientazione e atmosfera e tecnicamente valido.
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI

- EFFETTI SPECIALI

+JackSkeletron+
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