IL POZZO E IL PENDOLO

 

 

Il pozzo e il pendolo

 

TITOLO ORIGINALE: "THE PIT AND THE PENDULUM"

 

Paese: U.S.A., 1961

 

Regista: Roger Corman

 

Interpreti: Vincent Price, Barbara Steele,

John Kerr, Anthony Carbone, Luana Anders

 

 

TRAMA

 

Francis Bernard, un giovane inglese, si reca nel castello di Nicholas Medina, figlio di un crudele inquisitore, per far luce sulle cause della morte della sorella Elizabeth. Ben presto capirà che il castello nasconde qualcosa di misterioso, Medina è un personaggio ambiguo e forse la verità su sua sorella è più terribile di quello che sembra...

 

RECENSIONE

 

"Il pozzo e il pendolo" è il secondo film di Corman basato sulle opere di Edgar Allan Poe (ne seguiranno altri sei) ed è sicuramente uno dei più riusciti.

Dell'omonimo racconto breve Richard Matheson, qui presente in veste di sceneggiatore, mantiene solo l'idea del terribile strumento di tortura e un richiamo al fatto che venisse usato dall'inquisizione, per il resto la vicenda prende tutt'altre direzioni.

Il fulcro della storia ruota attorno alla misteriosa morte della sorella di Francis, un collasso cardiaco dovuto ad un fortissimo spavento, preceduto da giorni e giorni di decadimento psico-fisico, e ai tentativi del giovane fratello di scoprire la verità.

A peggiorare la situazione c'è il sospetto che la sorella sia stata chiusa nella bara ancora viva e che adesso cerchi di vendicarsi sul marito, dando segni della sua presenza. Quello che ne viene fuori è un bel film dalle tematiche classiche per il genere, ovvero la morte violenta e il ritorno da questa sotto forma di spirito vendicativo nei confronti del supposto responsabile.

Qui i personaggi principali sono interpretati da Vincent Price e Barbara Steele, praticamente IL cinema di paura di quegli anni!

Il primo offre la solita grande prova, molto teatrale e a suo completo agio in abiti del passato, prima come marito oppresso dai sensi di colpa e poi come pazzo vendicatore dell'adulterio subito.

Barbara Steele, purtroppo, ha ben poco spazio poichè il suo personaggio è più che altro legato al ricordo del passato, che non al presente; nonostante questo, riveste il ruolo che più le si addice e che l'ha resa famosa, quello del doppio, qui in un certo senso sia fisico che psicologico.

L'atmosfera che si respira è quella tipica dei migliori film gotici, qui arricchita da dettagli "forti", quali la stanza delle torture e lo strumento che dà il titolo al racconto e al film; mi sento di poter dire che il castello usato per le riprese sia lo stesso di quello visto in "La vergine di cera", sempre di Corman.

Il film è molto essenziale nella sua struttura e sicuramente è un pregio, perchè in questo modo vengono evitati dilungamenti inutili e intrecci complicati che avrebbero reso più pesante la visione.

Corman mostra una regia pulita e attenta e si concede alcune interessanti sperimentazioni col colore, usate nella rappresentazione dei ricordi di Nicholas e nel finale, per rendere più concreta la paura e lo stato di alienazione di Francis, legato e pronto ad essere colpito dal pendolo.

 

Bel film, insomma, semplice, gotico e con un finale molto bello, consigliato anche a chi volesse avvicinarsi per la prima volta al genere.

 

VOTO: 7

 

 

+JackSkeletron+

 

 
 

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