|

Paese: Italia, 1975
Regista: Dario Argento
Interpreti: David Hammings, Daria Nicolodi
Clara Calamai, Gabriele Lavia
TRAMA
Una medium, durante una conferenza in un teatro a Roma, riesce a
vedere fra il pubblico una mente contorta che nasconde un tremendo passato di
sangue. Quella stessa medium morirà per mano di quella stessa mente omicida,
sotto gli increduli occhi di un giovane pianista, Marcus Daly. Da quel momento,
aiutato dalla intraprendente giornalista Gianna Brezzi, Marcus sarà coinvolto in
una violenta serie di omicidi, alla quale arriverà a capo scoprendo un terribile
segreto…
RECENSIONE
Era il 1975 (ed io non ero ancora nato) e Dario Argento aveva già
girato tre film di tutto rispetto, considerati ancora oggi dei classici del
giallo: “L’uccello dalle piume di cristallo” (1970); “Il gatto a nove code”
(1971); e “Quattro mosche di velluto grigio” (1971).
Era il 1975 e Dario Argento
ci regalò il film d’autore, il capolavoro assoluto, il non plus ultra del
thriller: “Profondo rosso”. Un film che visto anche ora, nel 2007, a tantissimi
anni di distanza, riesce ad inquietare qualsiasi persona; attualissimo,
tremendamente ben girato, semplicemente stupendo. Ma non sarebbe una recensione
giusta se riempissi il film di complimenti e basta (e non è facile non farlo!).
Iniziamo a parlare della trama: assolutamente perfetta, niente di scontato,
agghiacciante nei suoi risvolti macabri e misteriosi, intricata al punto giusto,
ma soprattutto costruita e raccontata magistralmente da Dario Argento. Infatti,
delle due ore passate di film, nemmeno ci se ne accorge. Tutto scorre benissimo,
il film non annoia mai, e lo spettatore non può che stare inchiodato e fermo
davanti allo schermo; colpi di scena non continui, ma giusti, dove dovrebbero
stare, senza il minimo errore. L’espediente dello specchio è geniale, degno di
un maestro quale Dario Argento è (e non mi sogno nemmeno di dire “era”), e
aggiunge solamente un fantastico particolare a tutti quelli (e sono tanti!) che
il film contiene. L’assassino è spietato e prende vita dalle mani dello stesso
Argento in quella che sarà, come tutti sanno, la sua tradizione più amata; gli
omicidi sono veramente stupendi, non c’è splatter gratuito, e la musica che
scatena la mente omicida del killer è agghiacciante. Parliamo della regia di
questo film. Perfetta. Potrò anche essere noioso, ma è veramente difficile
trovare difetti in “Profondo rosso”. Dario Argento è un virtuoso della macchina
da presa e in questo film da il 100% della sua bravura in sequenze che sono
ormai indimenticabili: l’assassino che sceglie l’arma con cui uccidere la
prossima vittima sul tavolo pieno di oggetti inquietanti che richiamano la sua
pazzia; Marcus (David Hemmings) nella villa del “bambino urlante” (quella che
nasconde il segreto dell’assassino); tutte le scene degli omicidi, soprattutto
quelle della signora Righetti e di Giordani (con quel bambolotto che ha dettato
gli incubi di moltissime persone); la scena iniziale nel teatro, magistralmente
recitata; quella nella scuola con Gianna (Daria Nicolodi) che viene ferita
brutalmente; il piano sequenza iniziale; la scena finale con lo scontro decisivo
fra Marcus e l’assassino. Impossibile elencare tutto. La colonna sonora. Firmata
dai Goblin la musica di “Profondo rosso” ha fatto il giro del mondo diventando
la colonna sonora di tutte le nostre paure più recondite; senza dimenticare però
tutte le altre musiche presenti nel film, una colonna sonora che in totale
accompagna il film senza mai essere banale, senza mai essere ripetitiva, senza
mai deludere. Gli attori. Daria Nicolodi è molto brava, simpatica, e copre
benissimo il ruolo a lei assegnato, il compianto David Hemmings è, anche lui,
bravissimo; magistrale Clara Calamai, e magistrale anche Gabriele Lavia (uno dei
migliori attori italiani di sempre). In “Profondo rosso” nessun personaggio è
creato frettolosamente, ognuno ha un suo particolare, ognuno ha il suo carattere
ben definito ed affronta la situazione senza mai discostarsi, senza mai essere
incoerente. Certo, gli anni si sentono, e forse è per questo che alcuni dialoghi
a volte sembrano abbastanza futili o blandi, ma ciò non compromette
assolutamente il film, anzi, proprio in alcuni di questi siparietti (come quando
Marcus fa a braccio di ferro con Gianna) si smorza un poco la tensione, che
arriva veramente a livelli altissimi. Ecco cosa colpisce ancora oggi di questo
film: la tensione.
Diventa assoluta in certi frangenti e non abbandona mai lo
spettatore; l’assassino è sempre dietro l’angolo, prevede sempre le mosse dei
suoi cacciatori, come se fosse quasi sovrannaturale. In effetti la figura
dell’assassino è quella che, nella cinematografia argentiana (e non solo), è
riuscita meglio. Di tutti gli altri killer creati da Argento: quelli della
“Trilogia animalesca” citata all’inizio della recensione, quello di “Tenebre”
(1982), di “Opera” (1987), di “Trauma” (1993), de “La sindrome di Stendhal”
(1996), e dei più recenti “Nonhosonno” (2001) e “Il cartaio” (2003), quello di
“Profondo rosso” è sicuramente il migliore per crudeltà e per lucida pazzia. La
cura nella scelta delle armi bianche, la maniacale precisione di ogni singolo
omicidio, e l’alone di mistero che mai si dilegua da lui per tutto il film, ne
fanno una figura assoluta dalla quale tutti i registi del genere giallo/thriller
(italiani e non) hanno dovuto prendere spunto.
“Profondo rosso” è un capolavoro, una gemma all’interno della migliore
cinematografia italiana di sempre, e il miglior thriller italiano in assoluto.
Con questo film Dario Argento fece il giro del mondo, facendo conoscere il suo
nome a tutti e permettendo a tante persone di apprezzare il cinema italiano
anche (e certe volte solo) per questo particolare e difficile genere. Da lì in
poi il Maestro realizzò, almeno fino agli anni Novanta, una serie di film
bellissimi e che furono (e sono) considerati d’autore proprio grazie all’enorme
successo che Dario Argento ebbe dopo “Profondo rosso”; per certi versi un film
così bello appena dopo l’inizio della carriera cinematografica ha rappresentato
anche un problema, visto che si sa, il genio non si ripete. Questo non è
successo al Maestro che appena due anni dopo, nel 1977, ci regala anche “Suspiria”,
capolavoro assoluto del cinema horror. Proprio questi due film non potranno mai
essere dimenticati e mai moriranno, come mai morirà loro padre: Dario Argento.
VOTO: 
mokeymokeyrulez - m0rtician
|