L’enigmista è di nuovo scomparso. E’ sfuggito alla polizia ed è scomparso nel nulla con la sua
complice Amanda. Passato poco tempo l’enigmista ritorna a giocare con le sue vittime, e la dottoressa Lynn
Denion viene rapita e presentata al cospetto di Jigsaw, che si trova in un lettino in punto di morte. Jigsaw,
con l’aiutante-infermiera Amanda, costringerà la dottoressa Lynn ad aiutarlo a sopravvivere, per continuare
così a proseguire il suo gioco diabolico su persone che non hanno saputo apprezzare il dono della vita. E tutto
si ripete, si ripete, si ripete e si ripete...
RECENSIONE
Arrivati al terzo capito la sceneggiatura de ‘l’Enigmista’ è
rimasta principalmente la stessa.
Viene abbozzato qualche ritocco, vengono scoperte storie passate
di alcune vittime, la figura di Amanda entra a far parte dei protagonisti
principali del film e si scava sul suo passato e sulla sua personalità : ma la
minestra non cambia.
La sceneggiatura rimane povera, e alla fine si gira sempre in
tondo, come che il regista non sappia più che pesci pigliare, così Saw 3 si
getta nel totale splatter con tanto di operazioni alla scatola cranica,
assideramenti, lembi di carne strappati, autolesionismo, e chi più ne ha più ne
metta.
Lo splatter diventa quindi una via alternativa per far andare
avanti il film, non sapendo più che via prendere ( visto che tutte quelle che si
potevano prendere le si sono prese nei due capitoli precedenti ).
Ma non è solo l’assenza di sceneggiatura che rende questo Saw 3 non tanto
convincente. I dubbi che affollano le menti degli spettatori sono tanti: come fa
a mantenersi in vita un malato terminale con un operazione effettuata da un solo
medico e con un attrezzatura medica che lascia a desiderare? Come hanno fatto
Amanda e Jigsaw ad avere tutte quelle macchine di tortura, le attrezzature
ospedaliere, e tutti quei metroquadri di sotterranei con tanto di porte
blindate? Il punto è che qui si sta cadendo nel ridicolo, forzando l’uscita di
capitoli che non ci dovevano essere per il bene del primo episodio che rimane
l’unico in grado di essere credibile, e di affascinare allo stesso tempo.
Il montaggio e la fotografia sono come sempre molto apprezzabili, e si adattano
perfettamente ai lugubri e freddi sotterranei dove le vittime vengono messe alla
prova.
Il cast sembra essere all’altezza, a parte la figura di Amanda che viene
interpretata malissimo da Dina Meyer , specialmente nell’ultima parte del film
quando assume comportamenti pilotati e ridicoli.
La scenografia è molto simile a gli altri capitoli precedenti, con ambienti
claustrofobici, freddi e ‘zozzi’ che sono caratteristici della saga di Saw.
Il solo scopo che alla fine si prefigge Bousman in questo terzo capitolo è solo
quello di raccapricciare lo spettatore, di sconvolgerlo, di schifarlo e di
filmare una violenza gratuita senza ne capo ne coda, con una sceneggiatura
inesistente e piatta che messa su da sola avrebbe soltanto annoiato senza
gonfiare i conti dei botteghini.