Tun e Jane sono una giovane coppia, apparentemente serena e senza
problemi; una sera, di ritorno da una festa con alcuni amici, travolgono una
ragazza e se ne vanno senza fermarsi a prestare soccorso.
Nei giorni successivi all'incidente strani fenomeni cominciano a
turbare la vita dei due, in particolare di Tun che, prima, nota delle strane
ombre nelle suo foto e addirittura qualcosa che assomiglia ad un volto e
successivamente ha delle visioni e avverte delle presenze che non sembrano avere
buone intenzioni
Nel frattempo Jane cerca di scoprire chi fosse la ragazza
investita, identificandola in una ex compagna di college del fidanzato ma quando
il mistero sembra rivelarsi pian piano, tutti gli amici di Tun muoiono suicidi
uno ad uno...
RECENSIONE
"Shutter" è un film thailandese uscito in patria nel 2004 che,
visto il notevole successo ai botteghini, è stato importato anche da noi due
anni dopo dalla KeyFilms. Il motivo del successo è presto detto: il film,
diretto da due giovani registi, è interessante, ha una storia che scorre via
bene ma soprattutto presenta numerosi luoghi comuni dello spavento sfruttati
molto bene che fanno rimanere alta l'attenzione per tutta la sua durata.
Siamo di fronte ad una ghost story abbastanza classica ma dallo
sviluppo intrigante che gioca molto sul mistero dietro a tutta la vicenda e
sulle singole scene da "balzo sulla sedia", per altro abbastanza ben riuscite!
La prima parte è forse la più interessante: dopo che i due giovani
hanno travolto la ragazza (e qui viene subito in mente "So cos'hai fatto"...)
iniziano le manifestazioni del suo fantasma, che inizialmente si manifesta come
fasci nebulosi su alcune foto (importanti per gli sviluppi futuri della
vicenda!) per poi passare a vere e proprie apparizioni in casa dei due.
E'curioso notare come il cinema orientale dell'orrore negli ultimi anni abbia
messo al centro dell'attenzione oggetti di uso comune, basti pensare a "Ringu"
(la videocassetta) o "Phone" (un telefono), in questo caso l'aldilà si manifesta
tramite delle fotografie scattate con una polaroid e devo ammettere che per le
possibilità offerte da questo mezzo è sicuramente quello più interessante e dai
risultati più affascinanti!
Alcune
scene sono costruite benissimo, soprattutto un paio meritano una menzione
speciale: Tun ha appena finito un servizio fotografico per una coppia di sposi e
non appena si ritrova da solo va via la luce, una macchina fotografica comincia
a scattare con il flash e proprio grazie a questa illuminazione fugace vediamo
il fantasma farsi sempre più vicino al protagonista, fin quando si riaccende la
luce. La seconda vede sempre protagonista il ragazzo, stavolta nella sua camera
oscura: con la coda dell'occhio intravede sulla porta una figura femminile che
potrebbe essere Jane se non che squilla il telefono ed è proprio la ragazza che
lo avverte che sarebbe arrivata in ritardo...
La fotografia è molto buona, virata su colori freddissimi come
verde o azzurro per gli interni, che contrastano nettamente con il rosso della
camera oscura.
La seconda parte un po'più derivativa ma offre comunque spunti da
analizzare. Ora il fantasma appare con una certa frequenza, facendo perdere
l'effetto sorpresa dell'inizio ed è la classica figura, praticamente uguale alla
Samara di "Ringu" o agli spiriti di "Ju On" solo con qualche taglio in più sul
viso.
La storia procede con le ricerche sull'identità della ragazza che
tormenta Tun e Jane ma quando si scoprirà, nello spettatore un po'più smaliziato
comincerà a delinearsi tutta la vicenda. Le cose migliori sono i sogni/incubi di
Tun e la lenta strada verso la follia...
Il finale ha diviso il pubblico però va sicuramente riconosciuta
ai due registi un'inventiva notevole, sia per lo stratagemma delle foto in
sequenza, sia per la scena finale che, oltre a spiegare un paio di precedenti
scene rimaste in sospeso, riassume in poche immagini il senso delle storie di
fantasmi, vedere per credere!
Ultima nota sugli attori: nè bene nè male, nel senso che i
dialoghi sono ridotti all'osso e non vengono richiesti particolari cambiamenti
nel carattere dei personaggi ma a parte questo mi sono sembrati sufficientemente
espressivi e adatti al ruolo.
In conclusione ci troviamo di fronte ad un film discreto, che non
fa gridare al miracolo ma si lascia vedere volentieri, regalandoci alcuni momenti
genuinamente inquietanti; è un prodotto girato ad arte per colpire alla prima
visione ma che inevitabilmente perde di smalto quando lo si rivede. Comunque
sicuramente meglio di alcuni prodotti orientali che ultimamente stanno
affollando il mercato, come i vari "The Eye" o i seguiti di "Ju-On".