SUSPIRIA

 

 

Suspiria

 

Paese: Italia, 1977

 

Regista: Dario Argento

 

Interpreti: Jessica Harper, Miguel Bosè,

Alida Valli, Udo Kier, Barbara Magnolfi
 

 

TRAMA

 

“Suzy Banner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partì un giorno alle nove di mattina dall’aeroporto di New York e giunse in Germania alle 22:45 ora locale”…

 

RECENSIONE

 

Primo Febbraio 1977, nelle sale cinematografiche italiane esce “Suspiria”, il primo horror targato Dario Argento. Incredibile come il Maestro del Brivido sia riuscito in due anni a fare le sue due opere migliori: “Profondo rosso” è infatti del 1975, ed è il film immediatamente precedente a “Suspiria” nella filmografia del regista. Se però “Profondo rosso” era frutto di perfezionamenti continui fatti da Argento con la “trilogia animalesca”, “Suspiria” è il suo capolavoro al primo colpo, uno sfogo visivo e visionario da manuale, un film incredibilmente unico.

Lo stesso Argento ha descritto più volte con quanta maniacale attenzione abbia curato questa pellicola, quanto fu difficile reperire le ultime pellicole in Technicolor (che da quegli anni smisero di essere prodotte), e con quanta cura tutti gli addetti lavorarono in modo artigianale agli effetti speciali. La storia di Suzy Bannion (da imdb.com, mentre sul retro dei DVD si trova Susy Benner) come già detto è visionaria, una favola horror che sconvolse critica ed opinione pubblica, un film attuale tutt’oggi nonostante gli anni, e una vicenda che dette inizio alla famosa trilogia delle “tre madri” terminata poi nel 2007 con “La terza madre”. C’è da dire che la trama della trilogia in questo film non viene fuori, lo verrà con “Inferno” nel 1980; “Suspiria” è a se stante, la dimora della terribile Mater Suspiriorum (la più anziana delle tre) a Friburgo è, appunto, la scuola di danza più rinomata d’Europa: un luogo mistico in cui Argento con la sua macchina da presa si aggira facendoci vedere colori particolari (predominanti il blu ed il rosso), ambienti spettrali, e vicende sovrannaturali alle quali non troveremo mai una risposta. Se infatti con “La terza madre” Dario Argento ha optato più per una brutale realtà (forse per tenersi al passo coi tempi) con “Suspiria” tutto rimane misterioso e cupo: a partire dal primo omicidio, non sappiamo chi uccide la ragazza, non sappiamo perché lo fa, e non sappiamo da dove è uscito fuori l’assassino. Vediamo solo un braccio ed un coltello. Tutte le scene di omicidio in “Suspiria” sono vere e proprie opere d’arte, studiate moltissimo, riprese con un occhio molto preciso ed attento, atte a dare al film un tenore ed un clima decisamente misterioso. Dario Argento chiude il male dentro la dimora di Friburgo e non lo fa uscire, in mezzo ad un bosco in una storia di streghe, come fu anche per “Inferno” dove il male, invece, viene chiuso dentro il palazzo (che richiama molto l’accademia di Friburgo) di New York.
Proviamo a ricostruire la storia delle tre madri: la madre dei sospiri, quella delle tenebre, e quella delle lacrime. Come veniamo a sapere da “La terza madre”, Elisa Mandy (madre di Sarah, protagonista dell’ultimo film di Dario Argento) è una strega bianca che riesce a combattere contro Mater Suspiriorum e a ridurla ad una vecchia avvizzita. Qui si colloca la vicenda di “Suspiria”, quando Suzy riuscirà quasi per caso ad uccidere Mater Suspiriorum, che in quel tempo si stava riposando proprio nella sua dimora di Friburgo. Le tre dimore ci vengono rivelate in “Inferno” grazie al ritrovamento del libro “Le tre madri” scritto da un architetto/alchimista: Varelli. Proprio nel libro di Varelli (che compare all’apertura di “Inferno”) veniamo a sapere che Mater Tenebrarum si nasconde a New York, mentre Mater Lacrimarum si nasconde a Roma. Infatti quando Mark, protagonista di “Inferno” riceve la lettera della sorella Rose (colei che aveva trovato il libro di Varelli dall’antiquario Kazanian), vedrà proprio Mater Lacrimarum. Comunque Mark nel tentativo di trovare la sorella Rose si recherà nel palazzo di New York, sede di Mater Tenebrarum, e lì riuscirà a sconfiggerla ed a mandare in fuoco la dimora. In “Inferno” non compare solo Mater Tenebrarum ma anche Varelli, che morirà anch’esso durante l’incendio. Ne “La terza madre” tutto ricomincia dal ritrovamento di un’urna nei pressi del cimitero di Viterbo, un’urna legata con delle catene insieme alla bara di Oscar Della Valle, un cavaliere che fu incaricato, nell’Ottocento, di portare l’urna a Roma ma che fallì la sua impresa. Dopo l’apertura dell’urna, poi, sappiamo tutti cos’è successo…
I punti oscuri sono molti in questa ricostruzione, forse per incertezza di chi scrive, ma forse anche perché alla fine né “Suspiria”, né tantomeno “Inferno” (un film veramente troppo onirico) danno spiegazioni esatte di quello che accade. Suzy sembra come imprigionata in qualcosa di più grande di lei, e riuscirà a salvarsi la vita ignorando, però, di aver ucciso una delle tre terribili streghe. La pazzia e la morte che dall’accademia di Friburgo Mater Suspiriorum spande intorno a lei è ben rappresentata: non solo il primo già citato omicidio, ma anche la morte del pianista cieco per mano (o meglio dire per bocca) del suo cane impazzito, una scena visionaria ed onirica che possiamo ricollegare alla famosissima morte di Kazanian in “Inferno”.
Tecnicamente il film è del 1977, e questo sicuramente (anche se è stato rimasterizzato) può dare dei problemi ai palati abituati al cinema odierno (*vedi fondo). Un modo gentile per dire: “Suspiria” non è per tutti. Ci si spaventa per piccole cose: un pipistrello che entra improvvisamente da una finestra, i sospiri della strega nella notte, i vermi che cadono dal soffitto. Questo perché “Suspiria” doveva essere realizzato con attrici minorenni, quella era l’idea di Dario Argento; per motivi legali non fu possibile, ma se ci fate caso i pomelli delle porte sono ad altezza viso delle ragazze, e queste stesse si comportano in modo abbastanza infantile (linguacce od altro). Tutto questo rende il film ancora più fiabesco, ancora più affascinante, ma soprattutto sempre più unico nel suo genere.
Così tutte e tre le madri nel 2007 sono state uccise: la prima da Suzy, la seconda da Mark, e la terza da Sarah. Non le vedremo più, e questo un po’ dispiace. Per tutti i fan dell’horror e di Dario Argento in particolare, inutile tentare di trattenere emozioni e ricordi ad ogni visione di “Suspiria”. Film magistrale, perla del cinema italiano, e film horror unico nel suo genere.

Piccola nota finale. Di “Suspiria” si vocifera un remake nel 2008 ad opera della First Sun di Luca Guadagnino (il regista di “Melissa P.”). Lo stesso regista ha detto: “Suspiria ha uno stile unico, e lo vogliamo reinventare per le nuove generazioni. Vogliamo fondere cinema, videogiochi, moda e musica, cavalcando il ritorno del gotico”. Non discutendo le abilità del regista, questa volta, mi limito PERSONALMENTE (è la prima volta che lo faccio) ad esprimere un parere. “Suspiria” è unico, credo di interpretare tutti i fan di Dario Argento in quello che sto dicendo: non ha assolutamente bisogno di un remake perché non va “reinventato” per le nuove generazioni. Che le nuove generazioni, se davvero sono appassionate di horror, se lo guardino nella sua forma originale. Non rovinate un capolavoro, vi prego.

 

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* Il film è uno degli ultimi girati con la tecnica

 del Techinicolor, scelta questa fortemente voluta dallo stesso Dario Argento e concordata con Luciano Tovoli, direttore della fotografia. Questo fa sì che i colori appaiano molto brillanti e anche abbastanza fa si certe volte, ad incrementare l'aspetto onirico-favolistico del film; soprattutto i rossi hanno questa caratteristica che, oltre nel sangue, si può ben vedere quando una delle ragazze si passa lo smalto sulle unghie (e se guardate bene il colore va anche leggermente oltre l'unghia...)

 

 

VOTO:

 

 

 

 

VALUTAZIONE DETTAGLIATA

 

 

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