|

Paese: Italia, 1982
Regista: Dario Argento
Interpreti: Anthony Franciosa, Giuliano
Gemma,
Daria Nicolodi, John Saxon
TRAMA
Peter Neal è un scrittore americano di gialli che sbancano in
vendite. Giunto a Roma per la presentazione del suo ultimo libro “Tenebre”,
Peter verrà coinvolto in una serie di brutali omicidi commessi da un serial
killer che sembra imitare proprio la trama del suo libro. Insieme alla sua
fidata assistente Anne, e all’amico ed agente Bullmer, lo scrittore inizierà una
propria indagine sempre sotto i vigili occhi del detective Germani.
RECENSIONE
Dopo “Suspiria” (1977), ed “Inferno” (1981) Dario Argento torna al
thriller, il suo genere preferito, con un film che segnerà per sempre la sua
carriera: ”Tenebre”.
Da sempre considerato uno dei massimi capolavori del Maestro,
nonché il film più sanguinoso da lui mai girato, “Tenere” rappresenta la
maturità di un Argento che, dopo averci fatto vedere la sua vena onirica e
diabolica con gli horror delle Madri, perfeziona e rende ancora più angosciante
un genere, il giallo, già ampiamente da lui consacrato grazie alla “trilogia
animalesca” e a “Profondo rosso” (1975).

Il film racconta di un serial killer intento ad uccidere per
proteggere qualcosa, un segreto, un trauma infantile di natura sessuale che lo
tormenta e che fino allo svolgimento della vicenda era rimasto rinchiuso nel
profondo del suo cuore; il trauma dell’assassino ci viene spiegato sapientemente
da un Argento, matematico e visionario allo stesso tempo, che costruisce confusi
flashback dove vediamo una bellissima ragazza (Eva Robin’s) prima umiliare il
killer e poi essere uccisa da egli. I momenti di tensione sono continui, la
trama risulta costruita ottimamente e non lascia spazio a facili intuizioni
visto il finale veramente imprevedibile ed eccezionalmente spaventoso.
Gli elementi che salgono subito all’occhio e fanno brillare
“Tenebre” sono essenzialmente due: la grande scelta dei colori, ed il grande
talento che Dario Argento esprime con la macchina da presa. Intanto, a
differenza dei suoi precedenti film, il colore predominante di questo film
(contrario al suo titolo) è il bianco: la luce accompagnerà tutta la pellicola,
non abbandonerà mai lo spettatore, e si mostrerà come compagna indiscussa delle
azioni del serial killer, che addirittura ucciderà una persona nel bel mezzo di
una piazza affollata nelle ore pomeridiane.
La regia è eccelsa: ci sono sequenze incredibili, particolari e
particolareggiate, che esprimono un talento unico e difficilmente non
apprezzabile che scaturisce dalla mente ancora vivida di un Argento in
pienissima forma, anzi, nel pieno delle sue “facoltà”.
Memorabile la scena dell’uccisione delle due lesbiche, in cui
vediamo la macchina da presa aggirarsi sapientemente e profondamente lungo tutta
la casa delle due, con lo scopo di sottolineare i movimenti del killer prima che
compia le sue insane e spietate azioni.
Colonna sonora ed effetti speciali vedono in campo gli amici di
sempre: alla prima vanno i Goblin (con il motivo principale del film che nulla
ha da invidiare a quello di “Profondo rosso”), ai secondi invece va Sergio
Stivaletti, che qui ha un gran da fare nel lavorare sulle numerosissime morti
che fanno parte del film. Come detto prima, infatti, “Tenebre” è sicuramente il
film più violento mai girato da Dario Argento (escludendo forse “La Terza Madre”
del 2007): ci sono tantissime vittime, c’è tantissimo sangue, ma non c’è mai uno
splatter eccessivo o fuori luogo.

Anche sotto questo punto di vista si può citare una scena che è
diventata un cult per tutti i fan del Maestro: quando a Jane (Veronica Lario)
l’assassino mozza un braccio con un’ascia, e lei urlante spruzza
involontariamente una grandissima quantità di sangue sul muro prima di venire
finita.
Quindi lo spettatore seguirà costantemente e senza un attimo di
noia lo svolgersi della vicenda, avrà molti salti dalla poltrona, e dovrà
impegnarsi a fondo per cercare anche solo di intuire chi possa essere
l’assassino. Alla rivelazione finale, che avviene con un terribile massacro, lo
spettatore rimarrà allibito e shockato, incredulo, e si fermerà a ripensare a
tutta la trama per almeno venti minuti, probabilmente anche mandando indietro il
DVD (o VHS che sia) per rivedere delle scene (esattamente come succede guardando
“Profondo rosso”).
Questo film viene prima di “Phenomena” (1984), e segna, come già
detto, la maturità e l’apice di Dario Argento nel genere thriller. Il Maestro ha
infatti prima esplorato (trilogia animalesca), poi approfondito (“Profondo
rosso”), e poi perfezionato (“Tenebre”) il genere che tanto ama; esattamente
come è successo per l’horror prima esplorato (“Suspiria”), poi approfondito
(“Inferno”), ed infine perfezionato (“Phenomena”). Di certo i risultati ottenuti
coi perfezionamenti non hanno mai raggiunto i livelli dell’esplorazione del
genere, Dario Argento è grande proprio per questo, è stato in grado di fare dei
capolavori al primo tentativo, e per molti anni di seguito è riuscito sempre a
perfezionarsi senza mai perdere il suo grande stile. Stiamo parlando
dell’Argento degli anni ’80, quello del perfezionamento, quello che poi, dopo
“Opera” (1987) cadrà in un tunnel dal quale la sua uscita è ancora oggi molto
dibattuta (vi renderete conto del perché semplicemente digitando “La Terza
Madre” su Google). Che “Non ho sonno” (2001), e “La Terza Madre” siano dei
coraggiosi (ma sotto tono) ritorni ai fasti del passato non c’è dubbio, e quei
lidi che Dario Argento negli ultimi anni ha cercato di rievocare sono proprio
quelli di, principalmente, cinque film: “Profondo rosso”, “Suspiria”, “Inferno”,
“Tenebre”, e “Phenomena”, i suoi grandi capolavori.
Il consiglio che si può dare a chiunque voglia conoscere Argento è
quello di vedersi prima questi grandi film del passato (come già detto
esplorazione, approfondimento, e perfezionamento), e solo dopo gli ultimi lavori
per rendersi conto di quanto il regista si citi per cercare di tornare al
successo di un tempo.

“Tenebre”, infine, è un classico thriller montato alla perfezione
e con una grandissima regia, con scelte accurate che fanno si che ogni scena del
film non sia lasciata al caso. In questa pellicola, se togliamo dei dialoghi
discutibili (comunque comprensibili se consideriamo che questo è un film
dell’82), non ha difetti. Degli aspetti tecnici si è già ampiamente parlato, c’è
da spendere qualche parola sugli attori. Magistrale Anthony Franciosa (che
interpreta Peter Neal) per la doppia faccia che mostrerà (senza svelare il
perché di questa affermazione), grandissima Daria Nicolodi (Anne) che sembra
Gianna di “Profondo rosso” solo più matura, ottimo Giuliano Gemma (Germani),
bravissimo anche John Saxon (Bullmer), e brave anche Eva Robin’s (la ragazza
della spiaggia) e la signora Berlusconi (che interpreta Jane). E’ Franciosa a
darci però un’interpretazione da manuale, una di quelle che non si dimenticano,
una di quelle che è stata successivamente raggiunta solo da Max Von Sydow in
“Non ho sonno” (dove interpretava Ulisse Moretti); speciale. Per mettere due
parole conclusive, “Tenebre” è un italian horror-masterpiece a tutti gli
effetti, uno di quei film “alla Argento vivo” che ha raggiunto U.S.A., Giappone,
ecc come solo “Suspiria” e “Profondo rosso” seppero fare. Un consiglio se la
recensione vi ha convinto a guardarlo: ricordate che l’assassino è sempre
davanti ai vostri occhi…
VOTO:

VALUTAZIONE DETTAGLIATA
- TRAMA

- REGIA

- ATTORI
 |