Interpreti: Asia Argento, Udo Kier, Philippe Leroy,
Moran Atias, Daria Nicolodi
TRAMA
Il ritrovamento di una misteriosa urna nei pressi del Cimitero di
Viterbo scatenerà una serie di omicidi e suicidi, apparentemente inspiegabili, a
Roma. Sarah Mandy (Asia Argento), una studiosa di archeologia, si troverà suo
malgrado a dover affrontare la causa di un imminente disastro: Mater Lacrimarum,
la Terza Madre. Ben presto Sarah si renderà conto di possedere dei poteri
speciali in grado di aiutarla, che gli derivano dalla madre Elisa, e
attraverserà una serie di orrori fino ad arrivare al confronto finale con la
terribile e crudele madre delle lacrime.
RECENSIONE
A trent’anni suonati dall’uscita di Suspiria e di Inferno, Dario
Argento decide di chiudere la famosa trilogia delle madri con questo “La Terza
Madre”. Le aspettative erano alle stelle, forse troppo, ed il film in generale
delude.
Sebbene sia lontano da fallimenti colossali come "Il fantasma
dell’Opera” (1998) e “Il cartaio” (2003), questo film ha i suoi grossi, enormi,
difetti che anche il fan più accanito di Dario Argento non può non notare.
Iniziamo col dire che la trama, per quanto coraggiosa ed ambiziosa, si snocciola
male in un’ora e mezzo di film; molti aspetti, infatti, risultano completati in
maniera grossolana e frettolosa. Questo compromette intanto il film come fine a
se stesso, e in più (cosa ben più grave) lo compromette anche in relazione con Suspiria e con Inferno, film che erano di gran lunga più studiati e più curati.
Questo è forse l’aspetto che più aggrava la posizione de “La Terza Madre” la
quale, deludendo le grandi aspettative di cui sopra, non si può considerare una
degna conclusione di due capolavori dell’horror come i suoi predecessori nella
trilogia. Il secondo problema è quello della regia.
Dario Argento ci aveva
abituato (male) ad una regia visionaria, attenta ad ogni minimo particolare, con
colori turbanti, ambientazioni uniche, ed uno stile magistrale. In questo film
invece il maestro, non si sa se volendo sperimentare o no, non da mostra di se:
questo film risulta privo di un qualsiasi virtuosismo, privo di quella
fotografia perfetta che c’era invece in Suspiria ed in Inferno, privo di
sequenze interessanti; insomma, guardandolo ci si scorda che questo film è un
“Argento”.
Gli effetti speciali sono un’altra pecca notevole ne “La Terza
Madre”; Sergio Stivaletti ci regala una buona sequenza gore iniziale (una delle
scene più brutali mai girate da Dario Argento) e niente più. La qualità dei
tanti effetti speciali presenti nel film è piuttosto altalenante, e scade a
volte (nei picchi più bassi di questa triste curva gaussiana) nel ridicolo
involontario. Non si capisce come mai se non si hanno i soldi per poter
rappresentare al meglio un palazzo che crolla, una chiesa in fiamme, un
fantasma, o anche un bambino che viene buttato nel Tevere, lo si faccia
comunque. I dialoghi sono piuttosto blandi e banali, cosa che non sorprende e
che forse non sarebbe nemmeno troppo grave, che si somma però ad un livello
generale non eccelso. Gli attori: Asia Argento migliora rispetto alle sue prime
interpretazioni ma non aiuta troppo, Udo Kier fa un compitino semplice e diventa
irrilevante, così come Daria Nicolodi e anche come Philippe Leroy; il resto del
cast si divide fra carne da macello e comparse tanto inutili quanto fugaci. Che
dire quindi di questo attesissimo film?
Qualche pregio ce l’ha: i ritmi sono
incalzanti e quindi tutta la pellicola risulta per nulla noiosa e completamente
godibile; qualche trovata bella (l’uomo col cappotto, la scimmietta malefica, la
strega giapponese e il susseguente inseguimento alla stazione Roma Termini); un
piano sequenza sul finale che sembra dire:”Ci sono, sono io, sono Dario
Argento!”. La colonna sonora firmata Claudio Simonetti (con la gentile
collaborazione di Dany Filth dei “Cradle of Filth” in occasione del brano finale
sui titoli di coda) è piacevole ma non incisiva, e soprattutto è distante anni
luce da quelle colonne sonore che accompagnavano, in passato i film di Dario
Argento. Conclusione. Il film “La Terza Madre” è piacevole, un po’ pulp,
abbastanza gore, e con dei tratti fantasy che
possono anche risultare divertenti ed interessanti; purtroppo lo si deve mettere
a confronto con Inferno e soprattutto con Suspiria, ed è qui che tutto scade in una sufficienza
tiratissima solamente per il fatto che, diciamolo chiaramente, proporre un film
del genere (e di genere!) in un’epoca abituata a ben altro (colossi horror quali Saw, Hostel, ecc) e con una cinematografia italiana pessima come non mai è una
scelta che merita tutto l’incoraggiamento possibile. In un periodo (che si
allunga pericolosamente sempre più) in cui il cinema italiano ci parla solo di
vicende sentimentali fra giovinastri, film troppo impegnati, e commedie volgari
al limite della decenza, vedere un horror stile anni ’70, anche se difettoso,
non può che far piacere.
m0rtician – mokeymokeyrulez
Non c'è molto da aggiungere a questa recensione che, per altro, mi
trova d'accordo in ogni punto (purtroppo per Argento!).
Mi limito quindi ad approfondire solo un paio di aspetti che
ritengo importanti per capire come sia cambiato il cinema del regista romano col
tempo.
Al di là della storia in sè e dei personaggi, che risultano già un
po' meno intriganti di quanto visto nei precedenti capitoli della trilogia,
quello che colpisce è la quasi assoluta impersonalità nel trattare la materia. A
pensarci bene, infatti, la fortuna di "Suspiria" e "Inferno" non la fece di
certo la trama o la sceneggiatura, che si potrebbero mettere sullo stesso piano
di questo film (in tutti e tre ci sono spunti interessanti ma non così
innovativi, uniti a diversi buchi, parti poco chiare e personaggi poco
approfonditi) ma il grande talento nel costruire scene da incubo.
Qui, purtroppo, Argento ha optato per un "brutale" realismo che
non lascia spazio all'immaginazione. Personalmente ho trovato fuori luogo quasi
tutte le scene dove apparivano le streghe, i vari assassini e anche Mater
Lacrimarum; dove sta il mistero, la magia, la tensione in scene in cui queste/i
vengono ripresi integralmente e per di più parlano! Pensate al primo omicidio di
"Suspiria", in cui vediamo solo una mano pelosa afferrare la protagonista ("di
chi è?", "è umano?", "perchè lo fa?", tutte domande senza risposta che
accrescono il pathos!) oppure alla famosa uccisione dell'antiquario Kazanian in
"Inferno", nella quale l'assassino è mostrato solo da lontano e poi si vedono
solo mani e piedi e pensate ora a come sarebbero state smitizzate se Argento ci
avesse mostrato tutto. La risposta è "La terza madre", in cui, a parte il primo
omicidio nel museo a Viterbo (davvero ben fatto e splatter!) vediamo e sentiamo
tutto durante le scene di sangue.
Un'altra cosa che non ho mandato giù è stata la rappresentazione
delle streghe...possibile che il risultato di tanti studi si sia concretizzato
in un gruppo di giovani con un triste look gothic che prendono a male parole i
viaggiatori nell'aeroporto?? Degli effetti speciali in CGI se n'è già stato
parlato, quindi evito di tornare sull'argomento.
Peccato, peccato davvero perchè il film, come spiega anche mokey
nella sua recensione, ha un buon ritmo, buone ambientazioni (il cimitero, il
museo, la biblioteca, i vicoli di Roma e il palazzo di Mater Lacrimarum sono
molto affascinanti!), una discreta fotografia (che poteva essere più personale
ma comunque...) e alcune scene da ricordare, come il già citato primo omicidio
oppure il raduno delle streghe nei sotterranei, dall'impianto pittorico molto
riuscito.
In conclusione non lo definirei un film poco riuscito ma un
colossale occasione mancata per fare qualcosa di veramente bello, in un periodo
di magra per l'horror italiano.
Anche nel voto, quindi mi trovo d'accordo con la precedente
recensione.