Virginia è una ragazza che sta per fare un viaggio con il
fidanzato Roger. Prima di partire in treno i due incontrano Betty, con la quale
Virginia aveva avuto, anni prima una relazione. Notato un certo interesse
dell'amica per il suo fidanzato, per la rabbia scende dal treno in corsa e passa
la notte in un monastero in rovina in aperta campagna.
Non sa, però, che in quel luogo si trovano le tombe di un gruppo
di templari uccisi secoli prima, che durante la notte tornano in vita per
saziare la loro sete di vendetta...
RECENSIONE
"Le tombe dei resuscitati ciechi" è uno di quei piccoli cult degli
anni '70, sconosciuti al grande pubblico, ma che all'epoca riscosse pure un
discreto successo, tanto fu il primo di una mini-saga comprendente in tutto
quattro capitoli.
Il film in questione è anche uno degli horror più rappresentativi
del cinema di genere spagnolo, che 30-40 anni fa
guardava all'Italia come
modello di riferimento (ora sembra essere il contrario...) e che, senza magari
avere i talenti visionari che giravano da noi, aveva uno stile in comune con
quanto fatto qui.
La fama di questa serie è legata ai suoi protagonisti, dei
cavalieri templari uccisi nel 1300 per i loro riti diabolici, e ritornanti in
più riprese ai tempi moderni come zombie senz'occhi assetati di vendetta; non è
un tema originalissimo, come pure non lo è la storia, figurarsi nel corso degli
altri tre film, però si lascia guardare, non fosse altro che per un certo
fascino di fondo che lo avvolge.
L'inizio è molto bello e ci presenta il teatro dove si svolgerà
gran parte dell'azione, un grande monastero ormai in rovina, dove si trovano le
tombe dei templari.
Veniamo poi proiettati in un assolato villaggio turistico ed
è qui che a mio avviso si notano tanti punti di similitudine con l' "italian
style" anni '70, in quei difetti di recitazione, situazioni al limite del trash,
dialoghi, che tanto piacciono e divertono al giorno d'oggi.
Dopo circa mezz'ora possiamo finalmente vedere i templari!
Il trucco è molto semplice, però il risultato finale è davvero
riuscito a mio avviso: queste figure alte, con volto cadaverico, coperte di
grigi mantelli e che cavalcano neri destrieri a loro volta coperti da logori
tessuti sono molto d'effetto e non si dimenticano facilmente.
Da qui in avanti la storia è molto lineare, come d'altronde ci si
può aspettare da un B-movie com'è questo, però non ci si annoia, anzi, verso la
fine si susseguono diversi momenti d'azione, ambientati nel monastero
disabitato. Non manca qualche effetto splatter, come un braccio che viene
tranciato di netto da una spada di un templare, oppure morsi ripetuti in stile
romeriano, come non manca qualche scena di cara vecchia exploitation, qualche
seno qua e là, qualche allusione piccante, siamo negli anni '70 in fondo!
Il finale "nero" è sicuramente interessante e anticipa quelli
degli altri capitoli della saga, sempre più o meno tragici.
Dal punto di vista tecnico non c'è moltissimo da dire, la
recitazione è quel che è, come già accennato non mancano momenti sopra le righe,
espressioni che strappano un sorriso
e situazioni al limite del demenziale, come
quando nel finale, le due donne si mettono a lottare tra loro perchè una
vorrebbe far entrare l'amico inseguito dai templari e l'altra si rifiuta perchè
il suo è già stato ucciso!
De Ossorio si dimostra un regista solido, ma tutto sommato
modesto, se dovessi cercare un paragone qui in Italia, lo farei con il Lenzi del
periodo giallo-thriller: regia compatta ma nessun virtuosismo o scena da
antologia.
Sicuramente è il miglior film della saga, conclusasi 4 anni dopo
col fiacco e sconclusionato "La nave maldetta", una visione la merita, a patto
che vi poniate senza grandi pretese.