I TRE VOLTI DELLA PAURA

 

 

I tre volti della paura

 

TITOLI PER L'ESTERO: "BLACK SABBATH", "THREE FACES OF FEAR", "LES TROIS VISAGES DE LA PEUR"

 

Paese: Italia, 1963

 

Regista: Mario Bava

 

Interpreti: Boris Karloff, Michele Mercier,

Mark Damon, Livia Alfonsi, Glauco Onorato

 

 

TRAMA

 

Film a episodi.

Nel primo "Il telefono", ispirato ad un racconto di Maupassant, una ragazza riceve telefonate minatorie da un certo Frank, suo ex-fidanzato appena uscito di galera, dopo che era stato condannato proprio grazie alle denunce della ragazza; ma forse le cose non stanno proprio così...

Nel secondo, "I Wurdalak", ispirato ad un racconto di Tolstoj, un padre torna a casa dopo cinque giorni e dopo aver ucciso quello che la gente del paese crede fosse un wurdalak, una specie di vampiro. Il problema è che, forse, anche il padre è diventato una creatura della notte...

Nel terzo, "La goccia d'acqua", ispirato ad un racconto di Chekhov, un'infermiera viene chiamata nel cuore della notte dalla domestica di una nobildonna perchè quest'ultima è appena mancata in circostanze misteriose; l'infermiera veste la salma dell'anziana donna ma fa l'errore di sfilarle dal dito un anello prezioso...

 

RECENSIONE

 

"I tre volti della paura" è sicuramente uno dei film migliori e più influenti sulle generazioni di registi future diretto da Mario Bava.

Tre anni dopo il seminale "La maschera del demonio" e appena uno dopo "La ragazza che sapeva troppo", il regista ligure riprende alcune delle tematiche già esplorate in questi film e le rielabora, con l'aiuto fondamentale del colore che da qui in avanti diventerà il suo vero marchio di fabbrica.

Bava costruisce un film a episodi con un impianto che ricorda un po' i telefilm della serie "Alfred Hitchcock presenta", ovvero episodi di circa mezz'ora l'uno, presentati (qui da Boris Karloff stesso) con una certa ironia, coinvolgendo scherzosamente il pubblico, cosa, questa che verrà rimarcata nel finale semplicemente geniale, un manifesto del cinema del regista!

I tre episodi presentati trattano temi diversi, che, quasi a sottolinearne la bontà, verranno ripresi in futuro da una miriade di registi nel thriller all'italiana ("Il telefono"), da Polansky ("La goccia") e da Bava stesso ("I wurdalak"); vediamo di considerarli uno per uno:

 

- "Il telefono": alla fine dei conti risulta l'episodio meno riuscito ma probabilmente è quello più influente perchè introduce il tema dell'ambiguità sessuale tra due donne, che diventerà un vero "tormentone" una decina d'anni dopo. La storia è abbastanza lineare e si gioca tutta sulla tensione che scaturisce da un mezzo all'epoca abbastanza nuovo come il telefono; il molestatore può far sentire solo la sua voce senza per forza doversi mostrare alla sua vittima (e anche qui, quanti maniaci al telefono si conteranno nei film futuri?), dando così anche la possibilità di essere confuso con un'altra persona...

A proposito di questo episodio c'è anche una curiosità: nella versione americana viene stravolto completamente il succo della storia, cambiando tra l'altro pochi elementi, in quanto non si fa accenno al rapporto tra le due donne e la lettera di confessione che l'una scrive all'altra è stata sostituita con i dubbi sull'integrità mentale della giovane tormentata e il personaggio dell'amante è stato sostituito dal fantasma di questo, che, accoltellato come nell'originale, continua a vivere nel telefono e tormentare la ragazza sopravvissuta.

 

- "I wurdalak": questo è l'episodio più atmosferico, nel quale Bava sperimenta un uso del colore che riprenderà in molti suoi film successivi, primo fra tutti quell' "Operazione Paura" ambientato anch'esso nel passato come questo episodio.

A parte la storia, molto bella, che rilegge in chiave nuova il mito del vampiro (il wurdalak è a tutti gli effetti un vampiro, che vive in una condizione ancora più lacerante del non morto classico, in quanto spinto a uccidere per prima la persona che più ha amato in vita, rendendola così una sua pari), il successo dell'episodio va ricercato nell'interpretazione magnetica di Boris Karloff, qui un padre di famiglia misterioso e ambiguo, partito come salvatore della sua gente e tornato foriero di sventure. Bellissimi ambientazioni gotiche, letteralmente inondate di blu, viola, rossi innaturali, che rendono perfettamente l'idea della favola macabra (non per altro Bava è uno dei registi preferiti di Tim Burton, autore che ha fatto del cinema italiano di quei tempi un vero credo!); nero e drammatico il finale.

 

- "La goccia d'acqua": qui Bava esplora il mondo tortuoso della psiche umana, anticipando di anni i capolavori di Polansky "Rosemary's baby" e "L'inquilino del terzo piano" che si basano sugli stessi assunti di partenza, ovvero la forza dev