Sam Dalmas, scrittore americano residente a Roma, assiste
casualmente all'omicidio di una donna, moglie di un gallerista d'arte. Sam
rimane bloccato tra due porte in vetro del negozio impedendo di intervenire ma
rendendolo di fatto il testimone principale del delitto. Resosi conto che il
serial killer ha già tre omicidi alle spalle decide di condurre indagini
personali che lo porteranno a una verità agghiacciante.
RECENSIONE
Esordio con il botto del maestro universalmente riconosciuto come
il padre dell'horror italiano contemporaneo e primo episodio della trilogia
detta "animalesca" (che si rivela essere un'interessante incursione nel thriller
più violento) a cui non mancano accenti gotici (l'influenza di Bava e' evidente)
e una capacità visionaria che contraddistingueva la filmografia del regista
romano.
Appaiono già molti degli elementi che ritorneranno nei successivi film di
Argento: un mistero che riguarda il passato e che verrà a galla solo nel finale
(peraltro strepitoso), un particolare sfuggito al protagonista e che suo
malgrado non riuscirà a ricordare. Il tutto sapientemente giostrato dal talento
del regista romano quasi all'apice dell'inventiva (il top arriverà con le
successive e più mature opere, su tutte Profondo Rosso)
Gli ingredienti per rendere questo film un capolavoro ci sono tutti:la
sceneggiatura innanzitutto,scritta da
Argento, solida e coerente, che garantisce
un grande intreccio e un notevole ritmo narrativo, colpisce per la profonda
analisi psicologica dei personaggi e in particolare dell'omicida (che in un
qualche modo è succube a sua volta di un fatto drammatico e che riverserà tutta
la sua ferocia nelle ignare vittime).
Una colonna sonora strepitosa ad opera dell'immenso Morricone, che avvolge lo
spettatore nel pieno della vicenda con i suoi deliranti temi, un'ottima
fotografia a opera del giovane talento Vittorio Storaro e un plauso ovviamente a
Dario che, nonostante sia alla sua opera prima, sfoggia una tecnica registica e
un gusto nelle inquadrature davvero innovativa (l'inquadratura in soggettiva
dell'assassino ne è un esempio su tutti).
L'unica nota negativa appuntabile a cotanto ben di Dio è il trattamento
riservato ai personaggi secondari ridotti al limite del macchiettistico che non
forniscono spessore a un vicenda già comunque fitta di per sè e ricca di colpi
di scena.
Difficile la gestazione del film: scritto
inizialmente nel 1968 riesci a vedere
la luce solo due anni dopo. Il distributore non fu assolutamente soddisfatto del
risultato finale considerandolo un prodotto troppo innovativo e avanti con i
tempi e considerarono seriamente l'ipotesi di passare il progetto nelle mani del
regista Fernando Baldi, che lo avrebbe dovuto rimontare da capo e addirittura
rigirare alcune scene. Dopo una tiepida accoglienza nelle prime settimane
divenne un successo sia nel nostro Belpaese che in america, dove divenne un vero
e proprio cult che ispirò innumerevoli registi.