Cinque teenager si recano a Crystal Lake per cercare
Marijuana, ma si imbatteranno nel padrone indiscusso di quel luogo: Jason
Voorhees. Il Nostro Eroe ne farà fuori quattro, tutti tranne la bella Whitney
(Amanda Righetti), venuta in possesso poco prima di un ciondolo, trovato per
caso, raffigurante la madre di Jason. Clay (Jared Padalecki), fratello di
Whitney, si metterà quindi sulle tracce della sorella scomparsa. Nello stesso
momento un altro gruppo di giovani si recherà proprio a Crystal Lake.
RECENSIONE
Attesissimo remake dell'ormai celebre saga “Venerdì 13”, questo
film ad opera di Marcus Nispel (già autore, fra l'altro, di uno dei tantissimi
remake di “Non aprite quella porta”) non ha una collocazione precisa all'interno
della suddetta saga. Appare come un omaggio senza pretese, un regalo agli
appassionati.
Perché effettivamente questo ennesimo “Venerdì 13” altro non è che
un classicissimo teen-slasher che profuma di altri tempi. Jason (interpretato da
Derek Mears) appare in forma smagliante: si farà strada fra i cadaveri dei
giovani drogati ed alcolizzati con machete (ovviamente), pali di metallo vari,
spezzamenti di collo, mazze, spranghe, accette, ed addirittura arco e frecce.
Quindi c'è veramente poco da dire.
Il ritmo non è sempre alto; proprio perché
questo film è volutamente un remake fedele dell'originale, ci sono tutti quei
momenti morti in cui i giovani si divertono e mostrano tutta la loro
inettitudine prima di morire.
Qualche scena strizza l'occhio ai vari teen-movie
americani, con momenti che fanno anche ridere lo spettatore. Poi morte e
distruzione, e anche qui lo spettatore può farsi delle grasse risate. “Venerdì
13”, infondo, tolto il primo capitolo (1980) è sempre stato questo: horror senza
impegno. Stupido, commerciale, stantio, statico, e tutto quello che volete…ma
sempre unico.
Soprattutto per il suo protagonista, Jason, che a differenza di
altri mostri sacri, come Freddy Krueger, non morirà mai proprio perché immortale
anche cinematograficamente parlando; sia perché il pubblico mai si stancherà di
lui e della sua tremenda ma simpatica violenza, sia perché non è legato ad un
particolare viso, ma solo alla sua maschera da hockey. Assistiamo, sui titoli di
testa, alla fine del primo episodio, con la morte della madre di Jason; poi i
primi cinque giovani vengono uccisi, e solo allora sullo schermo comparirà il
titolo: “Venerdì 13”.
Inizierà quindi la storia, come già detto vista e rivista
mille volte, ma mai stancante. Nessun elemento in più, qualche citazione dai
capitoli precedenti, ed un finale tanto ovvio quanto rincuorante.
Lo spettatore
non avvezzo uscirà dalla sala imprecando contro la schifezza che ha visto,
mentre quello appassionato sarà felice di aver rivisto su grande schermo un
Jason 2009. Fine.