TITOLI PER L'ESTERO: "THE VIRGIN OF NUREMBERG", "HORROR CASTLE", "DAS SCHLOSS DES GRAUENS"
Paese: Italia, 1964
Regista: Antonio Margheriti (Anthony Dawson)
Interpreti: Rossana Podestà, Georges
Rivière,
Christopher Lee, Jim Dolen
TRAMA
Mary e Max sono una coppia americana che si reca per un soggiorno
nel castello di famiglia di quest'ultimo, una suggestiva dimora sulle rive del
Reno. A partire dalla prima notte di permanenza la giovane sposa va incontro ad
una serie di eventi raccapriccianti: prima vede una ragazza imprigionata in un
terribile strumento di tortura (la "vergine di Norimberga", appunto), poi
assiste al trasporto di un cadavere; tutti al castello sembrano sapere il
terribile segreto custodito tra le sue mura, ma nessuno vuole parlarne, tanta è
la paura che li attanaglia...
RECENSIONE
Antonio Margheriti è stato sicuramente uno dei più prolifici
artigiani del nostro cinema, toccando con le sue opere praticamente tutti i
generi; per quanto riguarda la prima metà degli anni '60 il suo nome è legato ad
ciclo di tre film classicamente gotici che sono diventati col tempo dei veri
titoli cult, assolutamente da vedere per capire quell'epoca del nostro cinema.
"La vergine di Norimberga" è forse il titolo più famoso dei tre,
insieme a "Danza Macabra", girato precedentemente ma nello stesso anno (il terzo
è "I lunghi capelli della morte") ma a mio avviso anche quello riuscito meno
bene.
L'ambientazione è classica: ci troviamo in un enorme castello
settecentesco, ricco di arredamenti pregiati ma soprattutto di passaggi segreti,
scale interminabili e angoli bui, l'ideale insomma per una storia di paura.
Ma ecco che compare già un elemento di parziale rottura con il
contemporaneo cinema gotico anglosassone, rappresentato dalla sala-museo dove
vengono custoditi gli strumenti di tortura del passato; la messa in mostra del
sadismo, del piacere e della fantasia della tortura diventeranno dei topic
ricorrenti del cinema nostrano, abbondantemente messi in mostra a partire dalla
fine degli anni '60 e per tutto il "periodo d'oro".
Margheriti ci regala la solita regia attenta,
si sofferma spesso e
volentieri sugli oggetti e sulle situazioni paurose classiche, come porte che
cigolano, finestre che si aprono da sole, antiche armature e, ovviamente, gli
strumenti di tortura. In mezzo a così tanti dettagli che fanno la gioia del fan
di queste atmosfere, si dipana una vicenda a metà strada tra il gotico e il
thriller, a tratti esageratamente lenta e priva di momenti da ricordare, che
vede i suoi momenti migliori all'inizio e alla fine del film, per altro
piuttosto originale.
La scena della prima ragazza nella vergine di Norimberga con gli
occhi sanguinanti e le scene finali, in bianco e nero, che svelano il mistero,
sono
da antologia e non mi meraviglierei che abbiano fornito l'ispirazione per
un paio di film di Fulci: "Paura nella città dei morti viventi", per quanto
riguarda la ragazza che lacrima sangue e "Quella villa accanto al cimitero" per
la figura del dottor Freudstein, molto simile a quella del "mostro" di questo
film.
La recitazione non costituisce un elemento chiave, tutti i
protagonisti non recitano male, ma si fanno dimenticare abbastanza in fretta;
peccato che la presenza di Christopher Lee non sia stata sfruttata a pieno,
visto che il suo si rivela essere un ruolo abbastanza marginale.
In conclusione mi sentirei di consigliare "a scatola chiusa"
questo film solo agli appassionati del genere. Per chi volesse avvicinarsi
per la prima volta al cinema gotico di Margheriti consiglierei di vedere prima
gli altri due film che, a mio avviso, riescono ad essere più incisivi di questo.
Peccato davvero per la parte centrale perchè fa scendere
abbastanza le quotazioni di un film che poteva essere davvero bello.