Spider è un terribile serial killer che rapisce e tortura a morte
le sue vittime; sulle sue tracce il Dott. Lennox, che sarà costretto ad
arrendersi di fronte alla furbizia dell'omicida. Nel frattempo in una clinica il
giovane Matthew, sopravvissuto ad un terribile incidente, inizierà ad avere
delle visioni collegate proprio agli omicidi di Spider, e con l'aiuto dell'amico
Nick e della giornalista Hope si metterà ad indagare sull'assassino.
RECENSIONE
Finalmente un film italiano che non è né una commedia né una
vicenda drammatica ambientata nella Sicilia del primo Novecento (ogni
riferimento è puramente casuale); “Visions”, del regista “quasi esordiente”
Luigi Cecinelli (nel suo passato solo la regia di un altro film, “Hollow”, del
2001) è un thriller psicologico. Guardando i giovani film horror italiani,
purtroppo,
ci si deve sempre accontentare della regia in digitale e del basso
valore di produzione: ma questa volta non è così, “Visions” non è affatto un
film dal basso sforzo produttivo, o almeno non quanto altre produzioni horror
italiane contemporanee. La scena iniziale “scimmiotta” le grandi sequenze
thrilling “made in U.S.A.”, e non riesce malissimo, ma il mediocre livello
recitativo e gli effetti non certo sorprendenti iniziano già a creare
quell'amaro in bocca che, arrivati al finale del film, diventerà purtroppo molto
forte. Il cast è internazionale, gli attori sono affidati al doppiaggio, e
quindi (per fortuna!) non si ci sono imbarazzanti recitazioni o ridicolo
involontario. Ma quello che non va in “Visions” è purtroppo ciò che, in un film
del genere, avrebbe dovuto essere il punto di forza: la scrittura. Il film
(della durata di due ore) è un gigantesco groviglio che va a sciogliersi durante
tutto lo svolgimento, e che illude lo spettatore creando l'aspettativa di un
sorprendente quanto sconvolgente finale. In effetti il finale non è così
scontato (almeno per chi vi scrive), ma tutto ciò che c'è intorno, e soprattutto
prima, è talmente privo di mordente da rendere l'opera un tantino noiosa. Altre
recensioni parlano della volontà del regista di fare un “B-Movie”, ma
sinceramente non c'è questo elemento: il film si prende sul serio, forse troppo,
ha un ritmo molto lento e uno stile di regia e di fotografia tutt'altro che
solare, proprio per sottolineare la serietà e la “durezza” del tutto. Il fatto è
che la trama (ripetendo: l'elemento più importante in un thriller) non è
originale e, soprattutto, manca di carisma; quindi, dopo due ore di film, lo
spettatore potrebbe ritrovarsi annoiato e completamente disinteressato rispetto
a ciò che sta guardando. La regia non è male, le visioni del protagonista
riprendono lo stile dei “flash” alla SAW (ormai un elemento molto presente in
qualsiasi film horror), la violenza è mostrata molto poco e solo se necessario,
i personaggi appaiono poco carismatici, soprattutto la figura di Nick, tanto
stereotipata quanto banale. Il problema più grosso per Cecinelli è che,
purtroppo per lui, nella ampissima rosa di film che risponde a questo
particolare genere, esiste di meglio…molto meglio. “Visions” è un altro
tentativo del cinema italiano di “copiare” opere straniere (spesso americane)
riuscito così e così. E' l'emblema del più grande problema del cinema di genere
italiano: in Italia si creano copycat che per forza di cose (costi di
produzione) risultano inferiori al livello medio del mercato internazionale,
mentre in altri paesi (vedi Spagna e Inghilterra) i registi di genere stanno
cercando (e hanno in alcune occasioni trovato) una loro propria dimensione. C'è
da dire poco altro: se al cinema lo spettatore è messo di fronte alla scelta è
fra “Visions” e un altro thriller magari americano, non ha ragioni di andare a
vedere “Visions” se non per puro nazionalismo. Questo, purtroppo, è testimoniato
dal magrissimo incasso del film, appena 46.000 euro. Basta con le copie.